Il cartello diceva: Chiamate la polizia. Il dramma nato dalla malattia di Licia
Quando la badante ha visto l'avviso appiccicato alla porta di casa ha capito. Il dolore diventato più grande del ricordo dei tempi bellissimi vissuti con i tre figli. Dopo il delitto ha tentato di uccidersi

VENEZIA. Il cartello era appiccicato alla porta di casa. “Non disturbate. Chiamate la polizia”.
Quando lo ha visto, questa mattina, la badante che doveva accudire Licia Zambon, 81 anni, malata da tempo e accudita dal marito Renato Berta, di 85, ha temuto il peggio.
Quella coppia che viveva in quella casa in un condominio di ramo dell’Erba, in fondamenta Riello, a Castello, conviveva infatti con il dramma della malattia di Licia.
I tre figli della coppia, Elisabetta, Nicola e Chiara, facevano quel che potevano, ma tra le mura di casa, la sera, la notte, restava solo Renato.
Lui, ex dipendente comunale in pensione da vent’anni, aveva sempre seguito quella donna che aveva condiviso con lui tutta la vita e gli aveva dato i tre figli, la gioia più grande tra tutti i sogni e i progetti fatti insieme.
Poi la malattia di lei è arrivata a rendere fosco il futuro, le loro vite, a spegnerle giorno dopo giorno.
Renato ha visto sua moglie peggiorare, mese dopo mese, finchè non ce l’ha più fatta. Troppo grande il dolore, tanto più grande rispetto alla bellezza di tutti i sogni fatti, che ormai sembravano distanti, cancellati dal male di lei.
Ha raggiunto quel punto in cui nemmeno il ricordo dei tempi felici, dei momenti unici che ogni coppia vive, sono bastati più a dargli la forza di continuare.
Ha atteso di essere solo con lei, nella loro casa. Ha preso il coltello e l’ha uccisa. Poi ha preso degli psicofarmaci, per farla finita e morire anche lui accanto a lei.
Poi ha atteso l’inevitabile per tante, lunghissime ore.
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