«I vantaggi della Biennale restituiti alla cittadinanza»

Così il presidente della Fondazione Roberto Cicutto sulla trasformazione dell’area che prevede la realizzazione di un nuovo centro internazionale di ricerca sull’arte
Enrico Tantucci



«Certo, la Biennale con questo progetto ha dei vantaggi, ma li restituisce anche alla città che avrebbe un centro sempre aperto e vivo per tutto l’anno». Lo ha detto solo pochi giorni fa, in Commissione consiliare dedicata proprio all’Arsenale, il presidente della Fondazione Roberto Cicutto, a proposito dell’investimento di oltre cento milioni di euro previsti sul complesso, grazie ai fondi europei del Pnrr, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Buona parte dei circa 170 milioni che saranno erogati alla Biennale, concentrati in particolare sul nuovo centro internazionale di ricerca sull’arte contemporanea legato all’Asac, l’Archivio storico delle arti contemporanee della fondazione, nel Magazzino del Ferro da recuperare, per il quale l’istituzione aveva già ricevuto in precedenza fondi dal Ministero della Cultura.

E non c’è tempo da perdere, perché se la Biennale non riuscirà a impiegare entro il 2022 almeno il 40 per cento dei fondi europei che, in accordo con il Comune, vuole destinare anche all’Arsenale, li perderà, perché questo prevedono le rigide regole comunitarie. Naturalmente la Biennale si tiene fuori da tutte le polemiche e le prese di posizione legate alla ratifica del protocollo d’intesa che dovrebbe essere sottoscritto tra Comune, Ministero della Cultura e Ministero della Difesa, per ridisegnare la “geografia” delle concessioni degli spazi del complesso.

È un soggetto passivo di esso, anche se ne beneficerebbe, così come la Marina militare. Che però, a differenza della fondazione, non ha alcun piano di riutilizzo e di recupero per le aree in più che le verrebbero destinate dal Comune, in aggiunta a quelle che già occupa e che restano in buona parte inutilizzate. Ma la Biennale ricorda, come ha già fatto Cicutto anche in Commissione consiliare, che ha già investito in questi anni circa 50 milioni di euro per il recupero di parti dell’Arsenale, per creare nuovi spazi espositivi e di spettacolo. L’unico soggetto rimasto ad investire, visto che Provveditorato alle opere pubbliche e Soprintendenza non lo fanno praticamente più – dopo che il complesso è passato in proprietà al Comune – e l’amministrazione si è impegnata solo in interventi minimali di messa in sicurezza e arredo. Così la fondazione farebbe anche con il nuovo progetto, con ad esempio i 25 milioni di euro stanziati per i marginamenti perimetrali sul Rio della Tana e sul Rio di San Daniele.

O i circa 15 milioni investiti per interventi di risanamenti del rio delle Galeazze che verrà così riaperto anche per consentire, come vorrebbe il Comune. Il passaggio dei vaporetti dell’Actv. Altri 8 milioni di euro saranno impiegati per il restauro degli edifici per il servizio al pubblico nel Giardino delle Vergini e per quello della torretta di guardia di Porta Nuova e degli edifici novecenteschi della zona. Previsti inoltre li 6,6 milioni per il restauro e la riqualificazione della Tesa all’Isolotto sud e del complesso delle Artiglierie. E altri 2 milioni e 850 mila euro andranno al completamento delle opere di riqualificazione delle Sale d’Armi sud e al restauro del complesso. Ancora, 6,1 milioni di euro verranno impiegati per la nuova area di ingresso dell’Arsenale della Porta del Duca degli Abruzzi. E 6,6 milioni di euro serviranno invece per la riqualificazione e il restauro degli edifici dell’area “Triangolo” e per la sala Marceglia. Ovviamente, senza la disponibilità delle aree alla Fondazione per gli interventi, verrebbe meno anche il relativo finanziamento, perché la Biennale non potrebbe investire fondi propri su aree che non occupa. Prevista all’Arsenale, con i fondi europei, anche la realizzazione di un nuovo teatro polifunzionale, a disposizione anche della città, e di una foresteria per i ricercatori delle università e delle istituzioni che collaboreranno con il Centro. —

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