I traffici del Porto tornano a crescere Export, incognite per i container

Il volume di merci fa segnare il +7,8% dopo il crollo del 2020 Teu in calo, resta il nodo delle convivenza con le grandi navi
Eugenio Pendolini



Anche il Porto commerciale di Venezia vede la luce in fondo a questo lunghissimo - e disastroso - tunnel della pandemia. Lo si vede dal volume di affari del 2021, che fa segnare un +7,8% rispetto al 2020. Restano invece le incognite legate all’aumento dei noli di container vuoti. Il numero di Teu vuoti movimentati ha fatto segnare un -2,8%, il che - in un porto fortemente a vocazione export come quello di Venezia - rischia di rappresentare un freno alla ripartenza del territorio. Più nel dettaglio, nel 2021 il Porto di Venezia ha movimentato oltre 24milioni e 204mila tonnellate segnando un + 7,9% di volumi totali rispetto al 2020, con il settore commerciale a trainare la ripresa (+14,2%), mentre il Porto di Chioggia ha superato 1 milione di tonnellate movimentate, segnando un aumento del 16,7% di volumi totali rispetto al 2020. Le rinfuse liquide hanno registrato una leggera sofferenza segnando 8 milioni 415mila tonnellate transitate (-1,8%), quelle solide invece hanno riacquistato il segno positivo registrando quasi 6 milioni 440milla tonnellate transitate (+30,4%) mentre il general cargo hanno registrato 9 milioni 350 mila tonnellate (+5%). Scendono invece, tra le rinfuse solide, cereali e derrate alimentari che perdono rispettivamente 62mila 843 tonnellate (-18,8%) e 88mila 244 tonnellate (-5,6%). Le cause? Covid e rallentamenti nella filiera, oltre che una tendenza del comparto a trasportare su gomma e rotaia. Per fare un raffronto, il 2020 si era chiuso con dati negativi, seppure in modo meno pesante rispetto ad altri porti dove il calo aveva sfiorato la soglia del 15%. Nel complesso, un anno fa erano stati perse 2,5 milioni tonnellate di merci (-10,3%), percentuale che si riduce (- 6,3 ) al netto dei minori traffici di carbone (-69%) ormai non più utilizzato dalla centrale Enel di Fusina. Peggio il porto di Chioggia che aveva perso 409 mila tonnellate (-31%). «La consistente contrazione della produzione industriale, e le limitazioni imposte dalla crisi pandemica del 2020 hanno prodotto e continuano a produrre importanti ripercussioni sulla logistica nazionale e internazionale», spiega il presidente dell’Autorità, Fulvio Lino Di Blasio, che si dice poi ottimista che grazie a Pnrr e Zls i porti torneranno ai livelli prepandemia. Confermato poi il calo del settore container. Nel 2021 sono stati persi 15.250 Teu (-2,8%), soprattutto quelli vuoti (-10,7%). Come conferma l’Autorità, al pari degli operatori, la causa è da ricercare nel rialzo dei noli marittimi. Se prima della pandemia i costi più bassi permettevano di trasferire container vuoti in attesa di essere riempiti dalle materie destinate all’export, questo ora non conviene più, almeno nell’Adriatico. Ecco perché le compagnie internazionali, in cordata, hanno scelto di unirsi e di puntare su altri porti. Questo ha portato a cali vistosi, come nel caso di Vecon (-14%) provocato anche dalla perdita del servizio diretto con l’Oriente per il quale venivano utilizzate navi superiori ai 300 metri. Ad ogni modo, a detta degli operatori le prime settimane del 2022 lasciano ben sperare.

Resta poi il nodo della convivenza tra porto commerciale e turistico (dopo lo stop del 2020, nel ’21 i passeggeri sono cresciuti del 460%). Ad aprile è previsto l’arrivo delle prime navi da crociera sulle banchine di Tiv e Vecon. Se i due terminalisti hanno confermato che i container resteranno il loro core business, ora il tempo stringe per chiudere i lavori di adeguamento e gli accordi per la gestione dei passeggeri. —



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