I separatisti già brindano: «Il mondo è cambiato, vinceremo»

VENEZIA. Brindisi e canti a Ca’ Giustinian. I separatisti festeggiano la loro prima vera vittoria. Tre anni dopo il deposito delle firme, la Regione dà il via libera e vota la meritevolezza del quesito referendario. «Contenti? oggi è una giornata importante per il futuro di Venezia», attacca Marco Sitran, avvocato e promotore della proposta di legge per la separazione.
Adesso che succede? «La palla passa a Zaia che dovrà convocare i comizi elettorali».
Quando si vota? «Noi siamo pronti. Ma ragionevolmente credo si andrà a ottobre. Per una questione di risparmio, si dovranno unificare le consultazioni con quella per l’autonomia del Veneto. Si punta all’election day».
Pesano sul referendum i dubbi di legittimità. «Non direi. Eventuali ricorsi sull’illegittimità vanno fatti sulla legge di divisione. Il referendum non c’entra, i cittadini hanno il diritto di esprimersi».
La legge Delrio è in contrasto con questo referendum. «Assolutamente no. Sono due percorsi paralleli che non si incrociano. La legge Delrio prevede lo scorporo del comune qualora si voglia votare il sindaco metropolitano. Non mi pare questo il caso».
Che sia in contrasto lo ha detto anche l’Ufficio legislativo regionale. «La legge Delrio prevede una diversa procedura per alcuni casi. Ma qui l’articolo 133 della Costituzione parla chiaro. Una legge non può superare la Costituzione italiana».
Si vota per la quinta volta. Non è un po’ troppo? «Oggi il mondo è cambiato, le condizioni di Venezia e soprattutto di Mestre sono a un bivio. L’unico modo per salvarle è dare loro autonomia decisionale. Venezia potrà diventare una città-Stato, Mestre pagherà tasse».
L’ultima consultazione, nel 2003, non arrivò al quorum del 50%. «E allora? Il quorum non era obbligatorio, si trattava e si tratta di un referendum consultivo e non abrogativo. La verità è che alla vecchia politica conviene tenere le cose come stanno. Il comune unito non risolve i problemi di Venezia e nemmeno quelli di Mestre».
Stavolta avete le forze per andare avanti? «Non ho dubbi, il referendum stavolta lo vinciamo. E per le nostre due città cambia il futuro».
Anche in terraferma vogliono la separazione? «Più ancora che a Venezia. Hanno capito che l’unione è un freno allo sviluppo. E Venezia non può essere governata da chi non la conosce».
Ora come vi muoverete? «Ci organizziamo. Dispiace per il Pd. Non ha fatto una gran figura in consiglio regionale, uscendo dall’aula».
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