«Gli eritrei temevano di essere rinchiusi»

Dei 40 giunti martedì sera 23 sono scappati e 17 sono stati ospitati a Mira. E presto potrebbero esserci ulteriori arrivi
Di Francesco Furlan

Sono scappati perché hanno avuto paura di essere rinchiusi. Per questo, quando l’autobus si è fermato davanti alla questura di via Nicolodi - struttura che può essere scambiata per un Cie - un gruppo di loro ha forzato la porta posteriore del mezzo, e molti sono scappati a piedi per Marghera, saltando da un giardino all’altro, senza sapere dove andare o quale direzione prendere. Dei 40 eritrei arrivati martedì sera in città ne sono rimasti solo 15, ospitati a Mira nella Casa a colori della cooperativa Città Solare (ieri alle 19 se ne sono aggiunti altri due, ritrovati dalla polizia) mentre gli appartamenti che erano stati messi a disposizione della cooperativa Villaggio Globale sono rimasti vuoti. I quaranta eritrei, tutti richiedenti asilo politico, sono arrivati a Bologna martedì pomeriggio con un volo decollato da Catania. Da Bologna sono arrivati in città, scortati da due agenti della polizia, e alla questura di Marghera, da dove avrebbero dovuto raggiungere, con il coordinamento della prefettura, i locali messi a disposizione dalle cooperative. È successo invece il fuggi-fuggi, con due agenti feriti, uno colpito al volto e uno con una distorsione al polso, nel tentativo di bloccare la fuga, mentre in via Nicolodi arrivavano anche gli agenti delle volanti e i carabinieri di Mestre per rinforzi anche se, accusano i sindacati di polizia, nessuno sapeva bene come comportarsi. Gli eritrei infatti - tutti richiedenti asilo e in attesa di risposta dalla specifica commissione del ministero dell’Interno - non sono destinatari di alcuni provvedimento di polizia, e nessuno di loro è obbligato a rispettare il programma di inserimento con le cooperative, ma l’allontanamento volontario, con la conseguente mancanza di un recapito, fa perdere loro la possibilità - che è quasi una certezza per i cittadini di nazionalità eritrea - di essere riconosciuti come rifugiati politici.

Non è escluso inoltre che alcuni si siano allontanati, cogliendo la prima occasione utile, per raggiungere altri Paesi europei. L’arrivo dei profughi di martedì, potrebbe non essere l’ultimo, dato che il governo potrebbe trovarsi nelle condizioni di dover far fronte a uno sbarco - secondo le indicazioni del ministero dell’Interno - dalle coste della Libia sono pronti a partire tra i 300 e i 600 mila migranti, chiedendo il sostegno delle città per l’accoglienza. «Anche se non ci sono ancora conferme ufficiali è quasi certo che verranno» dice il vicesindaco Sandro Simionato, che ieri mattina ha partecipato in prefettura alla riunione del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza.

«Noi siamo per l’accoglienza, l’abbiamo sempre fatta, ma ora siamo al completo», spiega, «soprattutto pensando al fatto che si tratta sempre di risposte sull’emergenza, che impediscono di costruire reali percorsi di inserimento di queste persone. Ci vorrebbero percorsi più strutturati, che mancano». Nota polemica dell’onorevole leghista Emanuele Prataviera: «Ho predisposto un’interrogazione al ministro Alfano, per chiedere per quale motivo per i venetisti si è deciso per una reprimenda assurda mentre queste persone erano “sorvegliate” da due soli agenti».

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