Giovani in fuga, welfare veneto al collasso

La Cgil lancia l’allarme sullo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione: «Centrale il tema del lavoro precario»

/ mestre

Senza una inversione del trend attuale, entro dieci anni collasserà il welfare veneto, alla luce di un continuo invecchiamento della popolazione, e la fuga di decine di migliaia di abitanti, soprattutto giovani, che trovano lavoro all’estero o nelle regioni limitrofe. Un allarme che lancia la Cgil regionale prendendo spunto dai dati dell’Istat che disegnano una situazione dai connotati impietosi. «Se ci concentriamo sulla trasformazione demografica del Veneto, si vede una regione in declino» argomenta Christian Ferrari, segretario generale della Cgil regionale «Un territorio la cui popolazione invecchia sempre più. Il problema vero non sono gli immigrati, ma i 30 mila che emigrano, giovani che cercano opportunità altrove. Uno dei fattori determinanti è senza dubbio la crescita esponenziale del lavoro precario e povero, di bassa qualità, con bassi salari e poca speranza di crescita professionale. Con il parallelo crollo della natalità ci si deve porre dei quesiti a livello politico, situazioni da affrontare prima che sia troppo tardi. Non solo bonus e assegni, quindi, ma soprattutto servizi dalla scuola alla sanità, soluzioni al problema della casa e sostegno al lavoro femminile. Meno propaganda ma più risposta a questa enorme sfida, e dalla prossima consiliatura veneta questi temi dovranno essere affrontati con grande attenzione, e la Cgil è pronta a contribuire».

Un dato spicca su tutti, il rapporto giovani tra 0 e 14 anni e gli over 65. Oggi 639 mila contro il milione e 138 mila, ma tra dieci anni stimato in 518 mila contro un milione 347 mila. A pesare in termini di welfare è poi la forza lavoro, dove la Cgil solleva il problema del calo previsto entro il 2030, per arrivare a poco più di 2.933.000 persone tra 15 e 64 anni, mentre oggi sono 3.130.000. Un disequilibrio generazionale che, in mancanza di politiche adeguate, è destinato a compromettere la tenuta del welfare e la stessa solidarietà tra generazioni.

La popolazione anziana in Veneto rappresenta ormai il 20 per cento del totale, oltre 400 mila persone, di cui più di 100 mila non autosufficienti, 1 su 4 sopra gli 80 anni e la maggior parte sono donne. «La popolazione invecchia, i giovani emigrano e i poveri aumentano» rincara Paolo Righetti dalla segreteria confederale «Le necessità sanitarie non diminuiranno e il sistema già oggi ha problemi. Il Veneto non è esente da questa prospettiva di evoluzione verso tutta la popolazione. Ci sono diverse criticità aggiuntive come i livelli alti di disoccupazione femminile, nella gestione dell’autosufficienza e fragilità, nelle case di riposo ma pure nelle strutture diurne e distrettuali. La filiera e l’integrazione socio sanitaria e domiciliare vivono di carenze annose e problemi ancora non risolti in Veneto. E il tema dell’emergenza casa rischia di diventare una bomba sociale, con 14 mila domande di edilizia pubblica non risposte. Bisognerà utilizzare tutte le risorse che arriveranno da fondi nazionali ed europei, ma anche quelle regionali, pensando ad alcuni cambiamenti di visuale e politica fiscale, con una azione più determinata sul recupero dell’evasione, stimata in questa regione in 10 miliardi di euro l’anno». Temi che saranno proposti a chi amministrerà il Veneto in futuro, guardando al sociale e al welfare come un punto di riferimento per il lavoro da fare. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia