Frodi petrolifere un miliardo evaso

«Noi non siamo ancora riusciti a stabilire un nesso diretto tra queste frodi e la criminalità organizzata ma di certo sono truffe organizzate da organizzazioni criminali e non certo da singoli».
Il tenente colonnello Fabio Marco Vetrano, capoufficio operazioni del Comando regionale Veneto della Guardia di Finanza, traccia l’identikit di un fenomeno che in Veneto assume sempre maggiore “peso”: il traffico internazionale di prodotti petroliferi. E il Veneto per la sua posizione geografica diventa terra di passaggio di queste rotte illegali. Il carburante al centro dei traffici, spiega l’esperto della Finanza, ha «le stesse caratteristiche del prodotto lecito ma c’è una evasione di imposta rilevante, centinaia di milioni di euro evasi che produce una forte alterazione delle regole della concorrenza». Vetrano ne è certo; si tratta di traffici di carburanti, dalle benzine al diesel, che hanno oramai un peso tutt’altro che residuale. E sono oramai varie le inchieste della magistratura, da Venezia fino a Trieste. Un “buco” per le casse dello Stato di circa 20 miliardi di euro, di cui circa 1 miliardo e 200 milioni di euro per il Veneto, regione particolarmente esposta al fenomeno perché terra d’ingresso delle autocisterne provenienti dall’Est Europa, stima la Confcommercio del Veneto che di questo fenomeno ha discusso in una tavola rotonda con esperti a Mestre. Danno erariale, alterazione del libero mercato, concorrenza sleale sono le gravi conseguenze.
Antonio Cantiani dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli ammette la vastità del problema: «Questo fenomeno potrebbe essere stato aiutato dal proliferare delle pompe bianche, svincolate dagli obblighi contrattuali con i colossi del settore. In quanto libere e indipendenti queste catene indipendenti possono trovare prodotti a prezzi vantaggiosi con il rischio di incappare in prodotti di traffici fraudolenti».
«È una situazione inaccettabile che crea disparità per gli operatori e distorce la filiera», ha spiegato il presidente di Confcommercio veneto Massimo Zanon. «L’evasione dell’Iva e delle accise produce l’effetto di commercializzare prodotti a prezzi molto più competitivi, creando enormi difficoltà per i piccoli operatori che sottoscrivono contratti di gestione con le compagnie petrolifere tradizionali e spesso si trovano costretti a gettare la spugna. Come categoria auspichiamo, nei limiti del possibile, maggiori controlli, su strada e non solo, per arginare un fenomeno purtroppo diffuso». Dalla Guardia di Finanza il fenomeno è monitorato attentamente. Quelli che un tempo erano semplici controlli di tipo amministrativo oggi sono indagini di polizia giudiziaria perché le frodi, messe in atto, attraverso società “cartiere”, nate appositamente per truffare sul mancato pagamento dell’Iva, impongono un cambio di passo investigativo. Il tenente colonnello Vetrano precisa: «L’utenza non ha molta contezza della situazione, perché d’altronde il rifornimento del proprio veicolo è comunque garantito. Ad approvvigionarsi sono organizzazioni criminali che creano filiere illecite con acquisiti e vendite eseguiti con fatture inesistenti, le cosiddette frodi carosello: siamo impegnati a tutto campo per contrastare il fenomeno, con attività d’indagine di polizia giudiziaria, perché i controlli tradizionali non bastano più». —
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