Forieri e la diffamazione a Zaia, reato prescritto: si chiude il processo all’ex Pitura Freska
Il musicista ex Pitura Freska accusato per un post condiviso su Facebook sul presidente del consiglio regionale

Il processo per diffamazione nei confronti di Luca Zaia all’ex sassofonista dei Pitura Freska, Marco Furio Forieri, si è chiuso con la prescrizione.
Ieri nel tribunale di Venezia la parola fine sulla vicenda nata ormai oltre cinque anni fa e che vedeva come protagonista il musicista, oggi front man degli Ska-J, per un post condiviso su facebook riguardante l’ex governatore del Veneto, oggi presidente del consiglio regionale. Oggetto del contendere un post su Facebook nel quale si raccontava di quando Zaia, nei primi anni Novanta, da addetto alle pubbliche relazioni della discoteca Odissea di Spresiano avrebbe offerto “compagnia” al gruppo dopo un concerto.
Zaia aveva fatto subito partire la denuncia per diffamazione e con lui l’aveva fatto il proprietario del locale, Giannino Venerandi, che in aula da parte civile aveva raccontato che mai i Pitura Freska avevano suonato all’Odissea, di aver conosciuto il cantante Skardy solo in occasione di un concerto della band di Raul Casadei e di sentirsi gravemente diffamato dal tenore di quel post.
Un esito atteso, quello della prescrizione, come era già emerso nel corso della precedente udienza dello scorso febbraio quando i legali difensori di Forieri (Alessandro Rampinelli e Giulia Ranzato) avevano giocato la carta del testimone che aveva retrodatato la data di pubblicazione di quel post da parte di Forieri.
Non più quindi a febbraio del 2020, nel pieno dello scoppio della pandemia da Covid, bensì cinque anni prima e tramite una diversa pagina facebook. In effetti, a febbraio dello scorso anno una donna comparsa in tribunale aveva ammesso di aver visto quello stesso post di Forieri cinque anni prima, forse pubblicato nella bacheca di un altro conoscente, senza però ricordarsi la data precisa. E che quel giorno di febbraio – come aveva ricordato Zaia sentito come testimone in una delle scorse udienze – era poi stato ripubblicato.
A renderlo virale, con annessi dozzine e dozzine di commenti e di condivisioni in altri profili, era stato poi il contributo da parte del comico e attore Natalino Balasso che, come conseguenza di una sua condivisione tramite la propria pagina facebook, aveva avuto 400 mila like. In un primo momento, anche lui era stato indagato dalla pubblico ministero Daniela Moroni insieme alla donna testimone e a un’altra persona per averlo postato nelle proprie pagine personali.
Ma poi erano stati tutti archiviati sul presupposto che a risponderne dovesse essere solamente l’autore, ovvero Forieri.
Decisiva però si è rivelata la testimonianza della donna che ha anticipato la prima pubblicazione del post, salvandolo quindi dall’accusa di diffamazione per intervenuta prescrizione, essendo ormai trascorsi troppi anni.
Durante il processo, la difesa di Luca Zaia ha provato a smontare la ricostruzione avanzata dai difensori del musicista, dimostrando a suo dire che all’epoca il profilo facebook di Forieri ancora non esistesse. Per la difesa del musicista, però, in realtà nel 2016 (quindi poco dopo la condivisione del post), il profilo era stato semplicemente aggiornato nel nome. —e.p.
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