Fiumi in secca e laghi vuoti acqua verso il razionamento

VENEZIA. In Veneto da ottobre sono caduti poco più di 300 milioni di metri cubi di pioggia e neve. Ne mancano all’appello oltre 160 milioni, il 59%. Siamo già in situazione di allarme rosso. Se entro i prossimi 15 giorni non inizieranno piogge consistenti entreremo in emergenza. Come affrontarla sarà deciso oggi in una riunione riservata nella sede della giunta regionale in cui i tecnici proporranno la riduzione dei consumi anche ai privati. In pratica un razionamento che potrebbe portare da subito a divieti nell’uso per piscine e lavaggi d’auto.
Situazione. In base al “Rapporto sulla risorsa idrica” del Dipartimento regionale sicurezza territorio da ottobre a fine febbraio sono caduti in Veneto 283 millimetri di pioggia contro i 430 della media del periodo. «Non è stato l’inverno peggiore degli ultimi 18 anni - spiegano dal servizio rilevamento dell’Azienda regionale protezione ambientale (Arpav) - dato che nell’inverno 2001-2002 si è arrivati a precipitazioni inferiori. Ma poi a marzo era piovuto tanto. Questo marzo è stato ancora più secco del previsto: 8 millimetri sulle prealpi e 6 millimetri nel Padovano. Il resto nulla. Questo ci fa precipitare nell’emergenza».
Previsioni. «Nel Veneto piove a due condizioni: bassa pressione a ovest e venti da sud - spiega Marco Monai, meteorologo del centro Arpav di Teolo - Questa situazione non si è verificata per tutto l’inverno e non si verificherà nei prossimi 7 giorni». Cosa succederà più avanti? «Per le previsioni a un mese entriamo nel campo delle probabilità. In aprile di solito piove molto, ma l’anno scorso è stato un mese asciutto. Siamo andati a vedere cosa è successo dopo inverni simili al nostro (annate 2003 e 2006) e in quelle occasioni il mese d’aprile è stato piovoso. Ma la sicurezza che lo sarà anche questo anno non c’è».
Serbatoi. In regione esistono 4 grandi serbatoi d’acqua: Santa Croce, Mis e Pieve di Cadore sul fiume Piave e Corlo sul Brenta. L’acqua arriva al 28% del massimo invasabile, ma secondo Giacomo Renzo Scussel, dirigente del Servizio idrologico regionale, questo non è un problema: «L’inverno in Veneto è una stagione secca e gli invasi si riempiono a fine giugno per garantire un mese e mezzo d’acqua d’estate alle pianure nordorientali. Le occidentali dipendono invece dal canale Leb (Lessino euganeo berico). La falda è calata di 2 metri e in tutti i pozzi di controllo siamo al livello di guardia inferiore. Per tornare alla normalità bisogna che in aprile e maggio piova il doppio del normale, altrimenti sarà emergenza dura».
I consorzi. Dieci anni fa, si presentò una situazione simile a fine marzo. La Regione emanò decreti che riducevano le competenze dei consorzi irrigui, cioè degli enti che assicurano l’acqua all’agricoltura con concessioni di prelievo stabilite nel corso di oltre un secolo. «Chiariamo però che quei bacini montani sono stati creati per uso irriguo - spiega Andrea Crestani, direttore dell’Unione veneta bonifiche - allora se siamo in emergenza, tutti facciano la propria parte: centrali idroelettriche, consorzi, aziende che prelevano dal sottosuolo e, immancabilmente, i privati. Tanto più che al momento nessun consorzio sta attingendo ancora un solo litro visto che l’annata agricola inizia in aprile».
L’agricoltura. «Nella floricoltura ci sono già le morìe e nell’orticoltura siamo vicini al disastro - dicono Giorgio Piazza e Jacopo Giraldo, presidente e vice di Coldiretti Veneto - Questo vuol dire che a breve assisteremo a un’esplosione dei prezzi per la verdura. La realtà è che siamo sempre in emergenza: è tempo che la Regione affronti un piano strutturale per il governo dell’acqua».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








