Il bacino del Marzenego è in crisi idrica: stop ai prelievi per i campi

L’area è entrata ufficialmente in zona rossa. La presidente Cia Veneto: «Ci vuole un piano irriguo che tenga conto dell’avvenuto cambio climatico, bisogna lavorare già oggi per garantire il futuro alla nostra agricoltura»

Alessandro Abbadir
Il fiume Marzenego attaversa le province di Padova, Treviso e Venezia
Il fiume Marzenego attaversa le province di Padova, Treviso e Venezia

Scatta l’allarme rosso per il bacino del Marzenego, fiume che scorre tra le province di Treviso, di Padova e di Venezia. Stop ai prelievi per l’irrigazione, e preoccupazione per lo stato di salute del corso d’acqua.

L’area compresa tra Resana e la laguna di Venezia, passando per Noale, da giovedì 30 luglioè ufficialmente inserita in “zona rossa” per emergenza idrica.

Per gli agricoltori significa lo stop immediato ai prelievi di acqua; per i cittadini vuol dire vedere i canali a secco, fatti salvi i soli deflussi minimi per garantire la vita acquatica nei corsi d’acqua principali.

A darne notizia è direttamente il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, che sottolinea come quello del Marzenego sia al momento l’unico bacino entrato nel livello massimo di allerta. Ma la situazione, in totale assenza di piogge, è destinata a peggiorare rapidamente anche sugli altri bacini del territorio.

Il segnale più evidente della crisi arriva già da Castelfranco Veneto, dove il famoso fossato che circonda le mura medievali è rimasto completamente a secco per il crollo della portata del torrente Avenale, l’affluente che alimenta lo stesso Marzenego.

«Consigliamo agli agricoltori e ai cittadini di monitorare il nostro sito web, alla voce Cosa facciamo/Irrigazione, e l’app del Consorzio per essere aggiornati su eventuali ulteriori modifiche con l’estensione delle zone rosse» fanno sapere i tecnici di Acque Risorgive, «La crisi idrica in cui si trova oggi il territorio consortile è preoccupante».

Il quadro di fatto è assai critico e rievoca lo spettro della drammatica estate 2022. L’unica differenza – e potenziale nota positiva – sta nel calendario: due anni fa la morsa della secca scattò a metà giugno, nel pieno dello sviluppo vegetativo.

A fine luglio, molte colture sono già cresciute e potrebbero subire impatti minori. Eccezione fatta per il mais. Nella zona tra la Riviera del Brenta e il Miranese si contano quasi un migliaio di aziende agricole che rischiano di vedere decimata la produzione, con perdite stimate fino al 40%.

La siccità attuale, sommata al caldo record di inizio mese, ha colpito le piante proprio nella delicata fase della spigatura e della maturazione della pannocchia. Cia richiede a gran voce la realizzazione urgente di invasi di contenimento.

«La nuova ondata di calore che dall’inizio di questa settimana sta raggiungendo il nostro territorio porta con sé un nuovo allarme siccità» commenta la presidente di Cia Venezia, Federica Senno. Il territorio che sottende al bacino del Consorzio Acque Risorgive è in zona rossa, che vuol dire stop ai prelievi di acqua per gli agricoltori.

«Intervenire in corsa è complicato, ma ribadiamo la necessità di realizzare dei bacini di contenimento in grado di trattenere e accumulare la risorsa nei periodi in cui è presente in abbondanza per poi rilasciarla, gradualmente, all’occorrenza. Ci vuole un piano irriguo che tenga conto dell’avvenuto cambio climatico, bisogna lavorare già oggi per garantire il futuro alla nostra agricoltura».

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