Morto durante il ricovero al Civile, la famiglia chiede un milione

A tre anni dalla vicenda di Bruno Modenese è stata avviata una causa in sede civile contro l’Usl 3 per il risarcimento da parte dei parenti del 45enne che al momento del decesso si trovava in Psichiatria

Eugenio Pendolini
Bruno Modenese
Bruno Modenese

A quasi tre anni dalla morte di Bruno Modenese, il quarantacinquenne veneziano deceduto il 19 settembre 2023 al Civile dopo alcuni giorni di ricovero presso il reparto di Psichiatria, i familiari hanno deciso di avviare formalmente un’azione anche in sede civile nei confronti dell’Usl 3 Serenissima: un milione di euro la richiesta di risarcimento avanzata.

I genitori e i fratelli, assistiti dagli avvocati Augusto Palese, Renato Alberini, Gian Luca De Biasi e Paolo Vianello, hanno, infatti, depositato al Tribunale di Venezia un ricorso per accertamento tecnico preventivo eventuale instaurazione di una vera e propria causa risarcitoria. L’udienza è già fissata per il prossimo 19 settembre.

L’obiettivo è ottenere la nomina di un collegio di consulenti tecnici, incaricati di chiarire se vi siano state omissioni, errori o carenze organizzative nella gestione sanitaria del paziente e se tali condotte abbiano avuto un ruolo nel determinare l’arresto cardiorespiratorio.

Secondo quanto ricostruito nel ricorso, anche grazie all’apporto del collegio dei consulenti di parte nominati dai familiari di Bruno Modenese, composto dai medici legali Gianni Barbuti ed Antonello Cirnelli, con l’ausilio degli specialisti, Pierandrea Salvo, Fiorenzo Carta, Donata Favretto e Margherita Bianconi, il 45enne, affetto da una patologia psichiatrica cronica e seguito da anni dai servizi territoriali di salute mentale, nella notte tra il 16 e il 17 settembre 2023 era stato accompagnato al Pronto soccorso per un grave stato di agitazione e a una presunta assunzione eccessiva di farmaci psicoattivi. Dopo il passaggio in Pronto soccorso, il paziente era poi stato trasferito nel reparto di Psichiatria.

I familiari sostengono, inoltre, che, durante la permanenza in reparto, vi siano stati episodi di contenzione fisica particolarmente violenti, con conseguenti lesioni cranio-facciali successivamente documentate dagli accertamenti. In parallelo, prosegue anche il procedimento penale. La Procura ha infatti chiesto il rinvio a giudizio tre infermieri per lesioni volontarie, per i metodi di contenimento nel reparto di psichiatria, ed un’infermiera per favoreggiamento. L’udienza preliminare si terrà il prossimo 8 ottobre.

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