Fiori, foto e tanti volumi per l’ultimo saluto all’amato Franco “Libri”
venezia
«Un uomo semplice come solo i grandi sanno essere».Fiori, foto, ma soprattutto libri appoggiati proprio lì, dove Franco era abituato a stare. C’è anche chi estrae dalla tasca un gessetto e, proprio su quel muretto, disegna un cuore rosa.
Erano in tanti, quasi un centinaio, ieri sera a dare un saluto a Franco “Libri”, come ormai era conosciuto da tutti. Lui, Francesco Teardo, se n’è andato il 5 settembre. Eppure, la sua figura è ancora lì. Sotto forma di statua in ferro, realizzata dall’artigiano Mirco Donati, con in mano un immancabile volume. «Le sue azioni rimarranno», dice con un filo di voce il figlio Tobia.
E infatti quella folla ha un significato preciso:certo, Franco era una figura di riferimento per bibliofili e residenti di Dorsoduro. Ma anche emblema di una città intera. Bambini e studenti, professori universitari o compagni di bicchiere: quel signore alto e magro, sempre in giro con i suoi libri, era proprio ben voluto da tutti. E poi quell’episodio del 2014, con la multa da 5 mila euro per occupazione di suolo pubblico, l’aveva reso paladino di una città attaccata, nonostante i tempi, alle sue radici.
Un simbolo, insomma. Tanto da diventare già il personaggio di un romanzo: “l’uomo dei libri”. A scriverlo è Tiziana Plebani: «Offriva un servizio importante alla città». Il romanzo, neanche a dirlo, parlerà di vite vissute in strada.
Prima di dedicarsi al suo muro, Franco aveva fatto il bibliotecario nelle carceri veneziane di Santa Maria Maggiore e Giudecca.
«Ma adesso i libri che fine faranno?». È la domanda che preme un po’ a tutti. L’idea di continuare, in effetti, c’è. Lo conferma Marco Borghi: «Stiamo pensando a un appuntamento mensile, in cui portare i libri e ritrovarci insieme. Dove? Qui a San Basilio, ovviamente».
Era uomo di cultura, che sapeva parlare ai giovani così come ai professori universitari. Sempre con quel suo stile. «Franco è un uomo semplice come solo i grandi sanno essere, capace di cogliere gli aspetti positivi della vita». Lo ricorda così una sua amica di lunga data.
Ne parla ancora al presente, come se lui non se ne fosse mai andato. E forse è proprio così: «Tutta questa gente lo dimostra. Abbiamo bisogno di persone come lui, e Venezia già ne sente la mancanza. Questa città è alla ricerca di se stessa, si impoverisce e diventa sempre più estranea alla semplicità del vivere». —
Eugenio Pendolini
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