La fiamma paralimpica a Venezia, ma nessuno se ne accorge

Il simbolo dell’inclusione custodito dai tedofori dalla terraferma al centro storico. I residenti: «Evento poco pubblicizzato». Gli atleti: «Qui vive lo sport del cuore»

Costanza Francesconi
La Fiamma Paralimpica in Bacino di San Marco
La Fiamma Paralimpica in Bacino di San Marco

La Fiamma Paralimpica, simbolo universale di uno sport capace di unire e includere ogni atleta, ieri ha attraversato Venezia, partendo dalla terraferma puntando al braciere in Piazza San Marco.

Un viaggio nel segno della continuità tra Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Il sacro fuoco di Olimpia ha illuminato prima le strade di Mestre e poi il cuore storico della città lagunare. Dall’asfalto ai masegni, con dei tratti percorsi dai tedofori anche in gondola.

«Peccato non averlo saputo prima», sono le chiacchiere dispiaciute dei molti mestrini accorsi all’ultimo sui marciapiedi del centro. Molti assiepati all’Aj cafè. «Non fosse per le auto della polizia e la viabilità modificata, non avrei saputo di un appuntamento importante ma troppo poco valorizzato rispetto alla Fiamma Olimpica», dice Giovanni Granziera, gelataio da 24 anni in Viale Garbaldi.

La Fiamma paralimpica arriva a Mestre, l'emozione dei tedofori: "Lo sport è vita"

Quindici tedofori si sono passati di mano in mano la fiamma per i primi quattro chilometri di tracciato e quaranta metri. Partiti quasi alle 17 da via Trezzo, per proseguire lungo viale Garibaldi e via Torre Belfredo.

Hanno superato la Rotatoria Einaudi, via Padre Reginaldo Giuliani e via Filiasi, portando tra le strade della città metropolitana il messaggio di inclusione e partecipazione che accompagna il viaggio verso i Giochi. Tra loro Giovanni Soffietti, 49 anni di Cagliari, ex surfista della nazionale italiana. «L’emozione è fortissima», dice prima di accendere la fiaccola di Agnese De Luca, classe 1996, runner in partenza per correre la mezza maratona di Lisbona.

A Venezia, altri 23 tedofori – 22 individuali e un gruppo – hanno animato un itinerario di grande suggestione, alternandosi dall’area portuale di San Basilio a Piazza San Marco. Da San Basilio lungo le Zattere fino a Punta della Dogana. Da qui, la Fiamma ha solcato il Bacino di San Marco, scortata da un corteo acqueo fino all’Arsenale, una festa di imbarcazioni tradizionali della Remiera Bucintoro e di altre remiere cittadine. Poi di nuovo a piedi, dall’approdo in Riva Ca’ di Dio.

Riva degli Schiavoni, Piazzetta e Piazza San Marco. Tra i tedofori, anche una delegazione di Banca Intesa San Paolo, con Paolo Bonassi, l’atleta paralimpica di scherma e volontaria Sofia Brunati, con Vito Nigro, Tommaso e Antonia Madella Noja.

Sorrisi, abbracci, un senso di solidarietà che fende l’aria e contagia chi segue il serpentone. Domenico Quaranta, nuotatore di Aprilia, tedoforo fiero di rappresentare Cinque Cerchi paralimpici. «Il vero sport, lontano dal business economico», dice commosso, «quello praticato dagli atleti con il cuore». 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia