Fenice, via libera al piano anticorruzione

La Fenice ha ora un piano anticorruzione, primo teatro lirico italiano.
L’ha approvato ieri il Consiglio di amministrazione della fondazione, con validità triennale, per controllare così tutte le attività del teatro.
«Con questo strumento - spiega il soprintendente Cristiano Chiarot con il vicepresidente Giorgio Brunetti che si occuperà in particolare della sua attuazione - controlleremo la regolarità di contratti, assunzioni, appalti, consulenze, anche se l’indice di corruzione che abbiamo stabilito per il nostro teatro è molto basso, sotto il 3 per cento. Esisteva già una legge, la 231 che regolava queste materie, ma l’invito arrivato dal Ministero era quello di predisporre un vero e proprio piano contro la corruzione, cosa che noi abbiamo fatto, accompagnandolo anche con un codice etico per i nostri dipendenti. Ci sarà anche un’attività di formazione e di verifica con corsi dedicati al personale, per assicurare la funzionalità del piano, da quando con la legge Severino si è estesa il controllo anche alla possibile corruzione tra soggetti privati».
In passato gli enti lirici sono stati spesso messo sotto i riflettori per i cachet degli artisti e anche per pratiche giudicate un po’ troppo disinvolte nelle collaborazioni e in altri rapporti di lavoro che riguardano le sue masse artistiche, ma da tempo la situazione è stata messa sotto controllo e il piano anticorruzione servirà anche a trasformare linee di comportamento che già esistono in principi veri e propri da rispettare.
Ieri il Consiglio di amministrazione della Fenice ha esaminato anche la situazione economica, soprattutto in vista dell’approvazione del bilancio consuntivo 2014, che deve fare i conti anche con una diminuzione di mezzo milione di euro dei fondi assicurati dal Comune.
«Attualmente registriamo un lieve sbilancio di circa 200 mila euro - spiega il soprintendente Chiarot - che conto però di riuscire a recuperare entro la fine dell’anno, per chiudere comunque in pareggio».
Scattata anche una verifica sull’anatocismo, cioè del pagamento degli interessi sugli interessi praticati dalle banche e la Fenice che aveva come riferimento per il suo conto corrente la Cassa di Risparmio di Venezia, vuole verificare, appunto, se ci siano stati negli anni passati esborsi immotivati, da recuperare.
Nominato a questo scopo dalla fondazione un esperto di contabilità incaricato della non facile verifica. (e.t.)
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








