Excelsior, stasera titoli di coda

Chiude il primo cinema di Mestre, stop anche alle proiezioni al Corso che resterà solo come teatro
Di Giuseppe Barbanti

Stasera l’Excelsior, la prima vera sala cinematografica di Mestre, realizzata con la sua bella facciata stile liberty da un pioniere dell’esercizio cinematografico, Vittorio Furlan, approssimativamente fra il 1911 e il 1914 (anche se qualche fonte tende ad anticiparne la costruzione al 1908), chiude definitivamente i battenti come cinema. In programmazione nelle sue tre sale, ricavate in occasione dell’ultima ristrutturazione, in grado di contenere complessivamente poco più di 500 spettatori, “Hunger games la ragazza di fuoco”, “La mafia che uccide” (destinate a trasmigrare da giovedi 12 nel nuovo IMG Cinemas in piazza Candiani) e “Old Boy” di cui cessano le proiezioni.

Da sempre uno dei più eleganti edifici di Mestre, grazie anche ai motivi floreali e ai numerosi affreschi realizzati dal pittore mestrino Alessandro Pomi che ne decorano la facciata, la sala, originariamente destinata solo al cinema, venne arricchita di un palcoscenico negli anni Trenta.

Ma sono di poco più di vent’anni fa gli accurati interventi di restauro che, grazie alla trasformazione in multisala, hanno consentito all’Excelsior di vivere alla grande, all’insegna della innovazione tecnologica (basta ricordare la stagione excelsior live, con le dirette di spettacoli di lirica e balletto e concerti da più grandi teatri del mondo), questa sua ultima epopea su cui stasera cala definitivamente il sipario.

Diverso sarà, invece, il destino del cinema teatro Corso,nelle cui due sale ugualmente per l’ultima giornata sono in programmazione “Blue Jasmine” (destinato a trasmigrare da domani nel nuovo IMG in piazza Candiani)” e “Dietro i candelabri” di cui, invece, cessano le proiezioni. Già domani alle 21 si apre la stagione di prosa che vi è anche quest’anno ospitata: di scena l’ultraottuagenario Paolo Poli con i suoi “Aquiloni”, un omaggio a Giovanni Pascoli fatto a suon di un brillante pastiche di versi e liriche del grande poeta, di sfarzose coreografie e di musiche d’epoca.

E domenica 15 alle 16,30 si prosegue con il “Sior Todero brontolon” nell’allestimento della Compagnia Ribalta Veneta con un vegliardo, stavolta indigeno, il notissimo Carlo Vianello nei panni del grande vecchio consegnato alla storia del teatro da Carlo Goldoni. Il 19 dicembre, ultima data del tour di Andrea Scanzi con il suo fortunato “Se fossi Gaber” che proprio al Corso conclude le sue repliche.

Insomma il pubblico continuerà ad affollare questa sala, destinata assieme al Corsino (per cui si sta pensando a concerti e a spettacoli di teatro di figura) ad ospitare in maniera permanente spettacoli dal vivo.E anche per questo era stato costruita, sulla spinta di una Mestre in tumultuosa crescita di giorno in giorno sempre più popolosa, nel dopoguerra.

Il Corso venne , infatti, inaugurato il 21 aprile 1949. Sembrerà paradossale ma l’apertura del Corso fu accompagnata dalle polemiche di chi sosteneva essere la sala troppo decentrata: le foto d’epoca ce lo presentano infatti come una sorta di “cattedrale nel deserto” circondato dal vuoto.

Nel gennaio del 1952 viene inaugurato al Corso un nuovo palcoscenico che consente al teatro di ospitare spettacoli di rivista, opere liriche, allestimenti di prosa: privilegiate sono le cosiddette riviste che portarono nel 1955 al Corso anche il mitico Totò. Un grande teatro per una città che cresce.

Sarà il Corso ad ospitare le prime stagioni di prosa, con tanto di abbonamento, negli anni Settanta: nel segno dell’innovazione anche l’apertura del “Corsino” nel dicembre 1987, per tanti versi anticipatore, in piccolo, della stagione delle multisale, un gioiello in miniatura che con i suoi 110 posti registra nei primi 5 mesi di attività ben 18.000 presenze. Ma è acqua passata. Ora il futuro del Corso è lo spettacolo dal vivo.

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