Ex monastero di Carpenedo, Italia Nostra contro il progetto: «Salvare alberi e identità»

Scontro sulla futura cittadella della solidarietà nell’ex monastero delle Eremitane Scalze di Carpenedo. Italia Nostra chiede tutela del brolo, stop agli abbattimenti e rispetto dei vincoli

Marta Artico
Il brolo dell'ex Convento
Il brolo dell'ex Convento

 

Cittadella della solidarietà all’ex monastero delle Eremitane Scalze di Carpenedo, Italia Nostra chiede la salvaguardia degli alberi, il rispetto dei vincoli, delle destinazioni d’uso, e il coinvolgimento della comunità. A rilevare le criticità è Cristina Romieri, per conto del direttivo. Nella nota vengono evidenziati alcuni dubbi rispetto al maxi progetto di trasformazione dell’ex complesso che ha per committente la Fondazione Carpinetum la quale lo ha acquistato per 2,7 milioni di euro. Un intervento privato e solidale, che sarà finanziato dal Prossimo e dalle associazioni che diventeranno proprietarie di pezzi dello splendido manufatto nel cuore di Carpenedo.

Italia Nostra accende i riflettori rispetto alla «riduzione dell’antico brolo a favore di parcheggi, con conseguente abbattimento di più di 100 alberi, la demolizione (con il solo mantenimento della facciata) della chiesa, che ci risulta consacrata, risalente al 1939, nonché di altri fabbricati (non vincolati) con l’inserimento di una nuova edificazione di rilevante impatto, che peraltro muta notevolmente la percezione del complesso, oltre a comportare un ennesimo consumo di suolo».

L’associazione ricorda che la Commissione regionale per il patrimonio culturale del Veneto autorizzandone l’alienazione, aveva precisato che «il trasferimento dell’immobile dovrà rispettare le prescrizioni e condizioni per la conservazione del bene, quali parti integranti e sostanziali dell’atto di compravendita».

Non solo: «Riteniamo che la richiesta di “permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici”, che dovrebbe iniziare a breve l’iter di approvazione in Municipalità e in Comune» si legge «non rispetti tali prescrizioni né riguardo la percezione dei prospetti, che verrebbero nascosti dalla nuova edificazione e nemmeno riguardo l’attuale storico brolo, utilizzato per quasi ottant’anni dalle suore, sia per il carattere agrario con varie coltivazioni, che come giardino per le sue caratteristiche di spiritualità e serenità, circondato e protetto su tre lati da un doppio filare alberato e da mura di cinta, che lo rendono riconoscibile anche dall’esterno».

La Fondazione Carpinetum si è resa disponibile a incontrare il Comitato per il Recupero Conservativo dell’Ex Convento di Carpenedo, che si batte contro la demolizione della chiesa di Maria Santissima Addolorata, il taglio degli alberi per fare park e le modifiche alla viabilità, e ha incontrato anche il presidente della Municipalità di Mestre. La Soprintendenza, fa sapere la Fondazione Carpinetum, si è espressa in modo favorevole al progetto. Sono state avanzate delle prescrizioni rispetto ad alcuni alberi di pregio che devono essere salvaguardati. Ma rispetto alla chiesa non ci sarebbero pareri ostativi di sorta. Anche relativamente alla consacrazione, la Fondazione rileva che ad essere consacrati sono due altari, uno fu distrutto durante la guerra, il secondo appartiene alla chiesa neogotica, il resto è stato benedetto. Per quel che riguarda il cambio di destinazione d’uso della chiesa, è stata chiesta al Patriarca la «riduzione ad uso profano non indecoroso». —

 

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