Ex caserma Sanguineti, le famiglie fanno i bagagli dopo la sentenza del Tar: «Faremo ricorso»
Al centro della decisione la pericolosità della struttura, certificata dai pompieri. Sono quattro le famiglie costrette ad abbandonare la caserma.

Stanno preparando le valigie per lasciare i loro appartamenti, dopo una vita in quel fazzoletto di San Pietro di Castello, dove ci si conosce uno con l’altro e l’overtourism non è ancora arrivato a togliere il respiro alla comunità.
Le quattro famiglie residenti all’ex caserma Sanguineti, dopo l’ultima sentenza del Tar che ha intimato lo sfratto per ragioni di pericolosità dell’immobile, hanno già trovato delle soluzioni abitative alternative. Anche se, dicono, la battaglia è tutto fuorché conclusa.
Alloggi e sfratti
A far sapere che i quattro nuclei familiari hanno trovato una soluzione abitativa è l’Area coesione sociale del Comune di Venezia. «Abbiamo ottemperato agli obblighi assunti in sede prefettizia», conferma l’assessora alla casa e al sociale, Ermelinda Damiano, «Dovevamo occuparci di un paio di nuclei, gli altri erano o autonomi o in causa per lo sfratto. Dei due nuclei uno, non noto ai nostri servizi, ha trovato autonomamente una soluzione, e per una coppia di anziani abbiamo individuato e assegnato un appartamento in centro storico».
La sentenza del Tar, pubblicata lo scorso 13 agosto, arriva un anno dopo l’ordinanza sempre del Tar che, lo scorso settembre, aveva sospeso lo sfratto intimato dall’Agenzia del Demanio ai residenti dell’ex caserma, previsto per novembre 2025, riconoscendo come valide le motivazioni del ricorso presentato dall’avvocato Alberto Checchetto. Adesso, però, è lo stesso Tribunale a respingere il ricorso di una residente, confermando l’ordine di sgombero dello stabile.
Nessun contratto
Una questione complessa, quella della Sanguineti, che si trascina da anni tra mobilitazioni e una pioggia di ricorsi. Tra le questioni sollevate anche dall’ultima sentenza, la natura demaniale del bene, confermata dal Tar che non ha accolto la tesi della residente, secondo cui dopo decenni di utilizzo a fini residenziali, il complesso avrebbe perso la propria natura demaniale.
I giudici, poi, hanno ribadito anche l’assenza di contratti di locazione: per decenni l’occupazione degli alloggi era stata tollerata e l’amministrazione aveva richiesto il pagamento di somme, ma si trattava di indennizzi per l’occupazione e non di un canone derivante da un contratto regolarmente sottoscritto. Le successive trattative per regolarizzare la situazione non si erano mai concluse con la firma di una concessione. Di conseguenza, per il Tribunale, l’occupazione dell’alloggio era priva di titolo e, quindi, abusiva.
Il nodo sicurezza
Un altro punto decisivo riguarda lo stato dell’edificio. I sopralluoghi dell’Agenzia del Demanio e dei Vigili del Fuoco hanno evidenziato un degrado generalizzato, con dissesti statici, problemi alle murature e alle coperture, cedimenti e fenomeni di deterioramento.
I Vigili del Fuoco hanno raccomandato anche di interdire alcune porzioni del complesso e di proteggere le aree ancora utilizzate dai residenti dalla possibile caduta di materiali.
Per il Tar, la situazione delle parti comuni rende irrilevante anche l’eventuale buono stato del singolo appartamento: le criticità strutturali dell’edificio impongono, infatti, di considerare il complesso nel suo insieme.
L’ultimatum
Respinta anche la contestazione relativa al termine concesso per il rilascio, fissato in 180 giorni. Secondo il Tribunale, non c’erano motivi eccezionali per concedere un periodo più lungo: tra sei mesi i residenti dovranno andarsene.
Ricorsi in vista
«Non ci si può arrendere», ha commentato Giovanni Andrea Martini, presidente di Tutta la città insieme, che durante il suo mandato da consigliere comunale è stato in prima linea rispetto alla vicenda dell’ex caserma Sanguineti.
«Naturalmente verrà presentato l’appello al Consiglio di Stato, anche attraverso una richiesta cautelare per impedire che gli effetti dello sgombero si attuino prima che la vicenda possa essere ulteriormente esaminata», conclude.
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