Ex calciatore del Caorle muore stroncato da un infarto a 60 anni

Gianfranco Benatelli è stato uno dei protagonisti dell’avventura del Caorle in serie D. Era diventato allenatore del settore giovanile e lavorava all’Asi
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - CAORLE - BENATELLI GIANFRANCO
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - CAORLE - BENATELLI GIANFRANCO

CAORLE

La moglie lo scuote in piena notte, ma lui non risponde: era morto nel letto. Tragedia ieri alle 3 in un’abitazione del rione di Santa Margherita, a pochi metri dal traghetto di foce Livenza. È morto nel sonno, per colpa di un infarto, Gianfranco Benatelli, 60 anni, conosciuto con il nomignolo Teo, prima giocatore e poi tecnico di calcio. Nella vita di tutti i giorni lavorava all’acquedotto Asi, con sede a San Donà.

L’arrivo rapido dell’ambulanza ha permesso agli operatori sanitari di soccorrere il paziente ma non c’è stato però nulla da fare. Il magistrato di turno della Procura di Pordenone, valutate le informazioni degli operatori sanitari e delle forze dell’ordine, ha inteso concedere subito il nulla osta. I funerali sono già stati fissati per lunedì alle 15.30 nel duomo di Santo Stefano, mentre il rosario verrà recitato questo pomeriggio, sempre nella chiesa più importante e grande del centro storico dalle ore 18. Benatelli lascia nel dolore anche il figlio e la madre.

Ai giovanissimi forse il nome di Gianfranco Benatelli non dice poi molto nel campo sportivo. Era un ottimo giocatore, che ha fatto parte della “meglio gioventù” calcistica, la leva di idoli locali più di 40 anni fa. Se il calcio a Caorle si è sviluppato tra gli anni ’70 e ’80 è grazie soprattutto a uomini come lui. È stato infatti il grande protagonista dell’epopea del Calcio Caorle a metà anni ’70 quando la squadra, appena trasferitasi dal vecchio campo di piazza Veneto al nuovo stadio Chiggiato, disputò due stagioni nella serie D dell’epoca, erede della quarta serie, un po’ come lo è oggi dopo la sparizione della C/2. Era un difensore roccioso, come si usava dire una volta, ma chi lo ha visto giocare sostiene che non lo ha mai visto agire con scorrettezza, rispettando invece sempre gli avversari e i compagni. Duro ma non cattivo, spigoloso ma mai sopra le righe.

Poi è stato un apprezzato tecnico e ha insegnato calcio a generazioni di giovani. E chi insegna calcio diventa un secondo padre: all’educazione teneva moltissimo, non come accade alle volte oggi in cui qualche tecnico talvolta privilegia gli schemi alla correttezza in campo e fuori dal campo.

Dopo la tragedia la notizia della morte di Benatelli si è diffusa molto rapidamente nella città marinara, suscitando vasto e unanime cordoglio. La Caorle sportiva, e l’intero Veneto orientale, piangono un personaggio unico, che insegnerà a giocare a pallone anche nelle latitudini celesti.

E saranno senz’altro in tanti che lunedì alle 15.30 nel duomo di Santo Stefano vorranno dare l’ultimo saluto a questo uomo che ha dato molto allo sport cittadino. —



Riproduzione riservata © La Nuova Venezia