Ermete Switzner detective in fuga da Venezia

di Vera Mantengoli
Le protagoniste sono tre sorelle, visitate di frequente dallo stesso uomo. Il cuore è un fotomontaggio che un certo signore, il giorno del suo compleanno, trova come sorpresa. Peccato che il sangue che cola sugli occhi del soggetto raffigurato sia proprio il suo, quello del festeggiato insomma. Quale destino gli sia riservato lo si saprà soltanto nelle pagine successive. Tra pochi giorni uscirà sugli scaffali delle librerie “Ricatto in laguna” di Luisa Conz, Robin Edizioni, 12 euro, ambientato tra Venezia, Mestre e Marghera. Tre luoghi che l’autrice descrive come tre sorelle, collegati da avvenimenti storici che li vedono uniti fin dal principio. Elegante e raffinata la signora Conz, insegnante di lingue ora in pensione e viaggiatrice on the road, racconta seduta in un caffè di Piazza Ferretto a Mestre, la genesi del suo ultimo giallo che ha come protagonista un detective molto particolare. Ermete Switzner è infatti un giovane bello e promettente, con qualche minimo difetto («Ho sempre trovato qualche difetto in un uomo», precisa con un ironico sorriso). Ha un braccio più corto dell’altro e la schiena storta, ma per il resto il suo fascino è irresistibile. In lui il cerchio e il quadrato coincidono perfettamente. Eccentrico, ma razionale Ermete si è stufato di vivere in uno dei quei ricchi e decadenti palazzi veneziani e si è trasferito in un condominio a Marghera, in periferia.
Una periferia che racconta, tra una riga e l’altra, la biografia della Conz, soprattutto il suo legame con un paesaggio in continua trasformazione e alla ricerca di un'identità. Austriaca di origine, ma proveniente da Cittadella, la scrittrice vestita di bianco ha gli occhi di un intenso grigio azzurro che ancora luccicano quando ricorda la sua fuga a Venezia: «Volevo fare la giornalista, ma il luogo che avevo individuato per studiare era a Dublino e mio padre si oppose. Quindi, pur di allontanarmi da una casa, ma soprattutto da un’educazione molto rigida decisi di iscrivermi all’università alla Facoltà di Lingue, l’unica che mi permetteva di andare a Venezia». Si trasferisce così in un posto che, agli occhi di una ragazza cresciuta in collegio, è un vero e proprio «meraviglioso mondo nuovo». Sono gli anni Sessanta. Impossibile rimanere fermi. Il suo incontro con Marghera ha qui le radici, nelle manifestazioni con le operaie e gli operai, gli stessi luoghi che oggi nel libro raccontano lavoratori in cassa integrazione e fabbriche sull’orlo della definitiva chiusura: «Un tempo molte persone che volevano lavorare nelle fabbriche dovevano passare per l’approvazione del parroco. All’inizio l’assunzione era una conquista, ma poi si lavorava ininterrottamente e così iniziarono le proteste per i diritti dei lavoratori». Sempre al loro fianco, all’epoca e in un certo senso ancora adesso, come si legge nelle pagine del giallo che conduce il lettore tra le vie di Marghera e di Mestre, con qualche accenno a Venezia, questa volta in secondo piano. «Abitavo a Venezia ma poi sono dovuta venire a Mestre. Mestre mi ha nutrita e allevata. Ancora oggi quando posso vado a pranzo alla trattoria Da Viola, vicino alla Fincantieri, dedicata ai marinai caduti in mare». Da Viola si reca anche Ermete, a mangiare il risotto di go e a cercare notizie sulle oscure vicende che incombono sul Casinò di Palazzo Vendramin e tra le strade battute dalle prostitute. In compagnia di qualche informatore, ma sempre solitario, il giovane Ermete si lascia guidare dal suo infallibile fiuto che prima o poi si rivela decisivo.
Scrittura veloce, schietta, diretta, ma non priva di profondità, soprattutto quando ci si accorge di essere presenti nel territorio, descritto così bene da poterne sentire presenze e odori. Tra le vie asfaltate delle città si fa strada il carattere curioso di Ermete che gli spalanca le porte, liberandolo dai pregiudizi. Un viaggio in una realtà che si respira nelle cronache nere dei giornali e tra i discorsi della gente, tracciato da una donna che ha visto quasi tutti i deserti del mondo, ma che poi è sempre tornata a casa, tra le sue sorelle.
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