Eraclea, Jesolo e Caorle gli affari di Donadio lungo tutto il litorale

La camorra arriva in Veneto Orientale negli anni Ottanta. Prima con l’acquisizione di laboratori di abbigliamento e poi entra nel business del turismo e del boom edilizio seguito alla presenza di milioni di turisti sulle coste dell’Adriatico. Luciano Donadio mette piede in zona una decina di anni dopo.
Insospettabile porta al seguito moglie e figlio. Nessuno, se non pochi attenti osservatori del malaffare, si rende conto che Donadio sta importando il “modello Casalesi” in riva all’Adriatico. Arriva come imprenditore edile quando ad Eraclea si inizia a costruire il villaggio dei Lecci. Dopo i Lecci arriverà il villaggio dei Tigli.
Donadio lavora sotto traccia con i suoi dipendenti specializzati nella posa di piastrelle. Sa come penetrare il tessuto economico della zona e come farsi ben volere. È ammirato e tenuto in considerazione sia dal mondo economico che da quello sportivo. Del clan a cui appartiene, i Casalesi, non porta con sè la violenza.
La sua immagine di persona perbene non fa nemmeno pensare lontanamente che appartenga a un gruppo di feroci assassini. Il modello da esportare fuori Campania non è certo quello con il marchio kalashnikov. Non è chiaro se le sue imprese vengono controllate, se il suo nome viene verificato da forze dell’ordine e Prefettura.
Sta di fatto che non solo lavora tranquillo, ma arriva pure a sponsorizzare la squadra di calcio dell’Eraclea Pontecrepaldo. In piazza quando incontra la gente e al bar, con non poca soddisfazione, si vanta di aver partecipato a costruire Eraclea Mare. E non si può smentire questa affermazione. Di certo in quel periodo le sue aziende cambiano spesso nome, falliscono velocemente, ma lui non ha problemi a trovare altri finanziamenti che servono a coprire i veri affari sporchi. Mentre rafforza i rapporti con una certa destra, gli ambienti legati a Graziano Teso, che amministra il paese.
Lui sa con chi deve legare politicamente per lavorare in zona. Sbarca pure a Jesolo dove partecipa alla costruzione delle strutture del Golf Club. Le imprese di allora, di cui era titolare, o quelle di famigliari o prestanome, non esistono più.
Servono, come è emerso nell’inchiesta che ha avuto il suo epilogo con oltre 50 arresti a febbraio, della Dda di Venezia, per riciclare denaro che proviene sia dalla Campania ma soprattutto all’attività di estorsione, spaccio e sfruttamento della prostituzione che il suo clan controlla in zona.
Addirittura una delle sue imprese partecipa al restauro della caserma Albanese, sede della Questura a Venezia, segno evidente della capacità che ha di infiltrare il tessuto imprenditoriale sano del Nordest.
“I Casalesi di Eraclea” si strutturano con il riciclaggio di denaro sporco proveniente dall’estorsione nei confronti di imprenditori locali. Gente che lo crede amico ma che poi si trova spogliata. Polizia e Guardia di Finanza, ma anche i carabinieri del Ros, si accorgono della sua presenza e dei legami con i clan campani. Inizia un’indagine che durerà oltre dieci anni. Ma lui imperterrito continua con i suoi affari.
Due le persone che a un certo punto iniziano a stringere rapporti di lavoro con Donadio e che compaiono già in inchieste sulla presenza dell’ndrangheta al Nord. Si tratta di Claudio Casella, imprenditore immobiliare di Caorle e di Samuele Faè, imprenditore edile del Veneto Orientale. Quest’ultimo, vittima tra l’altro delle truffe commesse dal broker Fabio Gaiatto.
Gli inquirenti ritengono Casella e Faè due pedine importanti per Donadio che cerca di allargare gli affari a Caorle. Ma soprattutto sarebbero i due che lo possono mettere in contatto con l’ndrina Grande Aracri che prima in Emilia e poi in Veneto è entrata nel business dei rifiuti.
Anche i calabresi conoscono lo spessore di Donadio e sanno a chi è legato. Si rendono conto, emerge in diverse informative delle forze di polizia, che i calabresi sanno di dover chiedere a lui prima di mettere piede dove ha i suoi affari. È indubbio che Casella che gli chiede di far votare il sindaco Striuli a Caorle, è l’uomo che lo può coinvolgere nella realizzazione del Villaggio Termale a Caorle, come dire un affare da 240 mila metri cubi di cemento. —
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