Eni conferma la chiusura del cracking di Versalis I sindacati: scelta sbagliata

Nessun ripensamento di Eni sull’annunciata chiusura dell’impianto di cracking della virginafta della controllata Versalis spa, l’ultimo grande stabilimento della chimica di base sopravvissuto a Porto Marghera che rifornisce le materie prime ai petrolchimici di Mantova e Ferrara via pipeline.
Le organizzazioni sindacali dei lavoratori, deluse e determinate a non accettare tale decisione, hanno chiesto un urgente incontro ai ministri dello Sviluppo Economico e alla Transizione ecologica, Giancarlo Giorgetti e Roberto Cingolani, forte del fatto che l’azionista di riferimento dell’Eni è il ministero dell’Economia e della Finanza. Nell’incontro di due giorni fa con i segretari nazionali dei sindacati dei chimici di Cgil, Cisl, Uil, l’amministratore delegato di Versalis, Adriano Alfani, ha confermato la decisione di chiudere l’impianto di cracking a Porto Marghera entro la primavera dell’anno prossimo. Alfani, riferiscono i sindacati nazionali dei chimici, ha dichiarato che «non c’è da parte di Eni alcuna volontà di abbandonare la chimica di base, ma solo di renderla sempre più specialistica, aumentando la catena del valore per garantire una marginalità più elevata, subire una minore volatilità dei mercato e procedere nel processo di decarbonizzazione delle sue produzioni con investimenti sia tecnologici che di prodotti per la crescita della chimica da fonti rinnovabili e per il riciclo della plastica e della gomma».
I segretari nazionali di Filctem-Cgi, Femca-Cisl e Uiltec (Falcinelli, Garofalo e Pirani) gli hanno risposto di condividere l’obbiettivo dell’abbandono delle fonti energetiche più inquinanti (decarbonizzazione), ma hanno ribadito la loro «forte contrarietà e preoccupazione per l’annuncio di Eni di chiudere l’impianto cracking di Marghera» e osservato che «l’obiettivo della decarbonizzazione deve essere perseguito attraverso una giusta transizione che richiede tempi e modalità coerenti e condivise, come è stato sancito nel recente protocollo di Relazioni Industriali sottoscritto con Eni che ad oggi purtroppo vediamo inapplicato».
«Per noi la chiusura del cracking di Porto Marghera continua ad essere una scelta sbagliata e da contrastare» hanno aggiunto i segretari dei tre sindacati «Una scelta che potrebbe avere forti ripercussioni nei siti industriali interconnessi e interdipendenti con lo stabilimento veneziano». Per essere credibili gli impegni dell’Eni ad avviare nuove produzioni più sostenibili e procedere nel processo di decarbonizzazione, sostengono i sindacati «deve tenere conto della realtà da cui partiamo senza e creare le necessarie condizioni di sviluppo alternativo, potrebbe diventare un elemento distruttivo per il sistema produttivo e per l’occupazione».
L’incontro si è concluso, riferiscono infine i sindacati, «concordando che questo momento non poteva essere la conclusione ma bensì l’inizio di un percorso di confronto da proseguirsi nel merito delle scelte e delle tempistiche annunciate».
Contemporaneamente, i sindacati puntano ad avere al più presto un incontro con i ministri Giorgetti e Cingolani per «farli ascoltare non la sola voce di Eni che tende a presentare Porto Marghera come una vicenda di fatto già risolta, ma anche i rappresentanti dei lavoratori di un intero comparto, quello delle seconde lavorazioni plastiche, che nel tempo ha già perso la grande chimica del cloro e del pvc». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia