Eccezionale, ma non troppo
Sarebbe comodo pensare che quell'immane scarica d'acqua, quasi uno sciacquone rovesciato su Mestre e Marghera da un Gulliver sovrumano e malvagio, abbia rappresentato davvero un evento eccezionale. D'accordo: come sostengono gli esperti, in poche ore è piombato sulla città un terzo delle precipitazioni di un anno. Qualsiasi sistema urbano, di fronte a una catastrofe del genere, andrebbe sott'acqua. Non si poteva fare nulla, è la conseguenza del ragionamento.
Ci sono molti «ma», tuttavia, in questa logica a suo modo rassicurante. La prima, banale, è che giusto un anno fa Mestre è stata investita da un disastro-fotocopia, sebbene non della forza registrata ieri. Del resto piogge di intensità molto minore provocano endemici allagamenti in varie aree della città, sempre le stesse. Passi, dunque, accampare come spiegazione l'apocalisse dei grandi cambiamenti climatici se il Jammin' Festival al Parco San Giuliano viene spazzato via da un tornado di tipo sudamericano. Conviene a molti, a più livelli.
Quando però un nubifragio come quello di ieri arriva in un domino malefico che allinea cementificazione disordinata, ritardi dei lavori alle fognature, difficoltà burocratiche nell'aprire i cantieri, scarso coordinamento tra Comuni nella gestione idrogeologica del territorio, allora è giusto tirare in ballo responsabilità tecniche, amministrative e politiche specifiche. Che per mestiere dovrebbero provvedere alla bisogna prima che l'evento «eccezionale» dispieghi i propri effetti in modo reso più devastante da incapacità e inadeguatezze molto concrete.
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