E’ trascorso un anno, Lucia Manca ancora senza funerale

Scomparsa da Marcon nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2011, ritrovata cadavere in ottobre nel Vicentino. Il marito è in carcere, ma per la difesa la donna non è morta soffocata
Di Carlo Mion
Il messaggio è pronto per l'invio con i seguenti file o collegamenti allegati: Manca A.M.L..jpg Nota: per proteggere il computer dai virus, le applicazioni di posta elettronica impediscono l'invio o la ricezione di alcuni tipi di allegati. Per determinare la modalità di gestione degli allegati, controllare le impostazioni di protezione della posta elettronica. - Maria Lucia Assunta Manca, 52 anni, e' scomparsa da Marcon da 6 giorni Indagini a tutto campo
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Un anno dalla scomparsa, nove mesi dal ritrovamento dei suoi resti ma per Lucia Manca non c’è stato ancora un funerale. Non c’è ancora il nulla osta della magistratura. Non c’è pace per la bancaria di Marcon morta ammazzata a 52 anni, esattamente un anno fa. Per la sua morte, che secondo il pm veneziano Francesca Crupi è avvenuta per soffocamento la sera stessa della scomparsa, è stato arrestato Renzo Dekleva, 55 anni, il marito.

Tra dieci giorni, davanti al gip di Venezia Michele Medici, ci sarà l’udienza dell’incidente probatorio sulla perizia chiesta dalla difesa dell’uomo che cercherà di dimostrare che Lucia Manca non è morta soffocata e quindi non si può accusare il marito di omicidio. Un’impresa non facile anche perché l’uomo durante i mesi di indagini ha raccontato un mare di bugie ai carabinieri che si stavano occupando del caso. Fin da quando il 7 luglio dello scorso anno ne ha denunciato la scomparsa. Un mese fa l’ultima perquisizione nell’abitazione della coppia in via Guardi. Gli investigatori dell’Arma, presenti i legali di Dekleva, hanno cercato nuovi documenti. In particolare documenti relativi al fatto che lui si spacciava come medico quando non lo è mai stato. Una delle tante bugie raccontate dall’uomo che lavorava come informatore scientifico.

Secondo i carabinieri della compagnia di Mestre e del Nucleo investigativo Renzo Dekleva è l’assassino. Un assassino che ha ucciso la moglie dopo un litigio e che poi ha raccontato un sacco di menzogne per crearsi un alibi a chi gli stava vicino e agli stessi investigatori che cercavano quella donna sparita, secondo lui il 7 luglio 2011 ma che lui aveva ucciso, secondo l’accusa, la sera prima.

Il pomeriggio del 6 luglio l’uomo va a prendere al lavoro la moglie Lucia. Lei lavora alla filiale dell’Antonveneta di Preganziol. Da quando la donna ha iniziato a lavorare lì l’uomo tutti i giorni la porta e la va a prendere. Prima Lucia era impiegata in un’altra filiale a Treviso che raggiungeva con i mezzi pubblici. Quel pomeriggio i due rientrano a casa verso le 18. Litigano subito ma nessuno sente o vede nulla. Litigano, secondo i carabinieri, per una questione di denaro che lei aveva spostato dal conto corrente comune col timore che lui usasse il denaro per andarsene con l’amante che da tempo ha. Tra le altre cose lei in alcune circostanze lo ha minacciato di rendere pubblico il fatto che non è medico nonostante lui si spacciasse per tale. C’è più di un movente per spingere Dekleva a uccidere.

Quella sera poi Renzo Dekleva quindi viene visto uscire dall'abitazione e rientrare poco dopo con pizze da asporto. Secondo gli investigatori i due ricominciano a litigare e Dekleva uccide la moglie soffocandola. Non è chiaro con che cosa. Quindi corre, trafelato, dall'amante a Treviso dalla quale arriva in ritardo rispetto all'appuntamento che si erano dati. Rientra a casa prima dell'una di notte. Parcheggia l’auto in cortile, sale in casa, prende il cadavere della moglie e lo porta giù. Lo sistema nel bagagliaio della vettura. È in questo momento che alcune tracce di saliva sua e della moglie finiscono sul montante dello stesso bagagliaio. Da queste tracce i carabinieri del Ris ricaveranno il Dna dei due. Parte alla volta di Cogollo del Cengio. Durante il viaggio il suo smartphone aggancia la cella posta all’altezza di Rubano (Padova) che copre un’area che si spinge fino all’inizio della provincia di Vicenza. Quindi arrivato a Cogollo del Cengio scende lungo l'Astico e raggiunge un’area golenale sotto il viadotto di Sant’Agata. Qui prende dal baule il cadavere della moglie e lo adagia in mezzo agli arbusti: sarà ritrovato il 7 ottobre scorso. Per nascondere maggiormente il corpo prende dei rami e delle foglie che recupera in un vicino cassone per gli scarti della pulitura delle aree verdi.

Riparte verso casa. È ancora lo smartphone a tradirlo. Infatti all’alba l’apparecchio cellulare aggancia una cella di Marcon. L’indomani l’uomo aspetta che dal lavoro della moglie lo chiamino per segnalare che Lucia non si è presentata. Quindi denuncia la scomparsa. Da quel momento comincia a depistare e a inquinare i racconti delle persone che vengono interrogate dai carabinieri. Chiede anche all'amante di mentire. Continua a lavorare tranquillamente e a mischiare le carte, cercando di far dire falsità a parenti e amici. Ma non tutti cadono nella sua rete e alla fine le sue falsità emergono. La stessa amante lo smentisce più volte, sia quando viene interrogata dai carabinieri ma pure quando viene intercettata al telefono o in auto con lui.

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