È morta Maria Francesca Tiepolo una lunga vita spesa tra i libri

Il mondo della cultura veneziana e non solo piange la scomparsa, ieri, di Maria Francesca Tiepolo, già direttore dell’Archivio di Stato. Nata a Venezia il 31 maggio 1925, era ospite da tre anni al centro servizi San Lorenzo (Ipav). Apparteneva all’antica e famosa casata dogale, con lei si estingue la genialogia dei Tiepolo. Una donna anticonformista e in prima linea per affermare la parità di genere. Una lunga vita spesa tra libri, letti e scritti, ricerche inedite, mostre documentarie sull’amata storia di Venezia. Alcuni temi a lei cari: città musicale, difesa della sanità, tutela della laguna, mestieri ed arti, diplomazia. Innumerevoli i suoi ruoli svolti.
Fu sovrintendente archivistico per il Veneto, socia dell’Istituto Veneto di scienze lettere arti, socio onorario dell’Ateneo Veneto, della Deputazione di storia patria per le Venezie. Tra i riconoscimenti più importanti quello di Cavaliere di gran croce al merito della Repubblica Italiana (1989), Paul Harris Fellow del Rotary International (1987), medaglia d’oro della scuola, cultura e arte (1991), “Fedeltà alla professione” della Confederazione Artigiani di Venezia (1994). Il premio di cui andava fiera era quello ricevuto dalla sua città, il “veneziano dell’anno” . Era il 1983. Il mondo della cultura la ricorda come “persona fuori del comune” .
Maria Francesca Tiepolo ha un record: fu la prima consorella, quindi di genere femminile, della Scuola Grande di San Rocco. Il Guardian Grando architetto Franco Posocco sorride: «Prima di lei erano tutti uomini. Nel campo culturale e spirituale ha dedicato l’intera vita alla storia di Venezia. Qui ha inventariato l’Archivio. È riuscita a catalizzare la Scuola di San Rocco su questo obiettivo. Tutti le siamo grati. Passata l’emergenza del coronavirus celebreremo una messa in suo ricordo».
Per la città ha rappresentato molto. Il suo principale pensiero era quello che l’archivio dovesse essere il punto di riferimento culturale della città. Credeva fermamente nella possibilità di farlo conoscere, promuoverlo, metterlo a disposizione di un pubbico soprattutto non specialistico. Lo voleva aperto a tutti. Tra i progetti innovativi: ogni anno una mostra su Venezia. La prima fu allestita nel 1977, anno del suo arrivo all’Archivio di stato. “Un’impresa pesante” , ricordano in numerosi. Credeva nel dialogo con tutte le persone, intellettuali e non. Ha sempre trattato con rispetto e dato risposte anche a chi non aveva grandi titoli di studio. Donna dalla forte personalità, qualcuno ricorda i vivaci scambi di opinioni. Pur in pensione ha continuato a lavorare per l’archivio tutti i giorni.
Claudia Salmini, ex dipendente, ricorda: «I suoi lavori sono rimasti importantissimi. È sempre stata disponibile ad aiutare. Tutto quello che sapeva lo trasmetteva. Venezia, nei suoi confronti, ha un grande debito». Il direttore Francesco Donà del Centro Servizi San Lorenzo dove si è spenta la ricorda da cittadino: «Abitavo ai Frari, vicino al suo palazzo. La incrociavo spesso. Di lei mi hanno sempre colpito il grande sorriso e gli occhi vispi». —
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