«Droga, rifiuti tossici o la vendetta di un malavitoso»

Scritte sul pianerottolo e citofonate, cinque episodi «Forse ho dato fastidio a chi voleva restare nascosto»
Di Francesco Furlan
conferenza BETTIN conferenza BETTIN
conferenza BETTIN conferenza BETTIN

Droga e traffico di rifiuti tossici. Potrebbero essere maturate in questi ambienti le minacce che hanno preso di mira Gianfranco Bettin e l’anziana madre, oppure essere riconducibili al gesto di uno psicopatico, o alla vendetta di un appartenente alla malavita. Uno di questi, oltre un mese e mezzo fa, si era presentato in municipio chiedendo di parlare con Bettin e, non credendo all’usciere che gli spiegava che l’assessore non c’era, aveva dato di matto dicendo di sapere dove era ricoverata la madre. Dopo le minacce, ascoltato dai poliziotti, ha spiegato di essere estraneo alla vicenda, e sembra essere vero, ma ha anche confermato che negli ambienti della malavita da lui frequentati era risaputo che l’anziana madre di Bettin stesse male e fosse stata ricoverata.

Le prime scritte nell’ascensore di casa dell’assessore, con pesanti riferimenti proprio alla madre ricoverata, risalgono a un mese fa e mezzo fa. Poi le minacce al citofono e infine, nella notte tra il 29 e il 30 aprile, la bara disegnata sulla porta dell’appartamento, con l’anno di nascita, e quello di morte, il 2013. «Certo non è una situazione piacevole, per certi versi ci sono già passato, ma l’aspetto odioso e penoso che riguarda mia madre la rende, per me, diversa» dice Bettin «anche se lei, se lo sapesse, mi direbbe di stare attento ma anche di fregarmene e di continuare a fare ciò che penso sia giusto. Ci penserò».

Anche se è un momento difficile, Bettin è intenzionato a non mollare, e lo si capisce quando spiega che ha «la massima fiducia nelle forze dell’ordine e nella nostra città, che è forte e sana, malgrado le difficoltà, e isolerà comunque questa gentaglia». È lo stesso Bettin a suggerire quale possa essere l’origine delle minacce, provocate «da qualche mia attività, presente o passata». Del passato Bettin ricorda quando, alcuni anni fa, «un delinquente serbo voleva vendicarsi del fatto che avevo contribuito a spedirlo in galera e appena libero ci provò, ma fu fermato in tempo». Lo stesso accadde in un altro paio di occasioni, tentativi sempre falliti o sventati in tempo. «Magari qualcuno è uscito di recente di galera».

Poi c’è il fronte della lotta allo spaccio di droga in città e in particolare a Marghera: nomi e luoghi indicati da Bettin possono aver dato fastidio ai gestori dello spaccio. «Da tempo intervengo con certa costanza e, credo, precisione - tipi, luoghi, modalità - sui mutamenti del mercato della droga. In particolare su due aspetti. Il primo riguarda i nuovi spacciatori di base, spesso giovanissimi e per questo in grado di entrare in contatto con nuovi consumatori che avrebbero invece repulsione dei vecchi tossici o dei tipici spacciatori ma che con questi nuovi, molto simili a loro, accettano di rapportarsi e di comprare, inizialmente a bassissimo prezzo, soprattutto l’eroina».

«L’altro aspetto riguarda invece gli insospettabili che sul mercato investono, nell’eroina e nella cocaina, e che sono o imprenditori della droga e basta, tuttora ben celati, oppure sono anche normali imprenditori, commercianti, finanzieri, che aggiungono a queste attività quelle illegali o che usano quelle legali come copertura» spiega e aggiunge: «L’economia legale è pesantemente infiltrata da quella illegale, compresa quella mafiosa attraverso il riciclaggio anche nella nostra area. Solo che spesso si preferisce fingere di non saperlo». C’è poi la partita dei traffici illeciti (droga, armi, rifiuti tossici) che attraversano Porto Marghera, analizzato nell’ambito dell’Osservatorio su Ambiente e legalità promosso da Comune e Legambiente che Bettin dirige con Gianni Belloni. «Stiamo per pubblicare un dossier (sarà presentato martedì prossimo, ndr) proprio su queste attività illecite, specie il traffico di rifiuti tossici. Magistratura e forze dell’ordine anche in questo caso hanno ben presente il problema, ma la politica e l’opinione pubblica molto meno. Può darsi che a qualcuno dia fastidio che si cerchi di attirarvi l’attenzione» anche se «naturalmente c’è anche la buona possibilità che si tratti di qualche psicopatico».

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