Dopo la promozione, il Venezia a Orsoni: «Ora lo stadio nuovo»

VENEZIA. “Dalla Russia con amore”. Non c’è la firma di James Bond ma quella di Yuri Korablin. E arriva per colazione nel lunedì post trionfo promozione. Messaggio importante, quello del presidente, non tanto per i contenuti - della serie “bravi, grazie e non molliamo” - quanto perchè spacca in due l’unica nuvola di una domenica torrida. Grande assente in tribuna al “Mecchia” di Portogruaro, assenza spiegata da vari bene informati con altrettanto vari motivi, al punto da renderli tutti dubitabili, il presidente manda il suo “spassiba” per far capire di essere più che mai vicino alla squadra. E dunque di voler essere protagonista, oltre che del presente, che è sempre un attimo, anche del futuro. «Voglio ringraziare la squadra, i dirigenti, la società tutta» scrive Korablin nel suo messaggio, «con un plauso particolare a tutti quei tifosi che non hanno mai "mollato" la loro squadra anche quando ci sono stati momenti difficili, perchè avremo sempre bisogno della loro spinta e del loro calore in futuro».
E proprio sul futuro, l’aspetto che più interessa al popolo arancioneroverde che dopo decenni di promesse vorrebbe cominciare a vedere i mattoni messi al punto giusto, Korablin rinnova il suo impegno, quasi a frenare la paura di chi teme di perdere l’ennesima occasione. «Leggo le dichiarazioni del sindaco e raccolgo l'auspicio per la realizzazione dello stadio che questa città e la storia del calcio a Venezia, meritano» aggiunge Korablin lasciando trasparire decisione e fermezza, «noi lo diciamo, ci siamo oggi come c'eravamo ieri, non è mai venuta meno la nostra volontà, abbiamo investito in un progetto che sentiamo nostro per la più bella città del mondo, Venezia. E per tutto ciò che Mestre con il suo potenziale può raggiungere».
Poi il presidente conclude rivolgendosi a Orsoni e ricordando che se Venezia è famosa in tutto il mondo per la sua bellezza, sarebbe bello che diventasse famosa anche per la sua squadra di calcio. «Per cui - conclude - facciamola giocare in uno stadio degno della sua storia».
Dunque avanti con lo stadio è lo slogan che arriva da Mosca. Poi ci sono situazioni immediate da risolvere e nel giro di pochi giorni vedremo delinearsi questo nuovo Venezia neopromosso in Prima Divisione. L’allenatore, Stefano Sottili, resterà, ma c’è un accordo per il quale se lo chiamasse un club prestigioso (di categoria superiore) il Venezia non metterebbe ostacoli. La squadra del futuro dovrà essere costruita dal direttore generale Andrea Gazzoli, ma anche lui ha il contratto che scade il 30 giugno. Verrà rinnovato, secondo logica, ma ecco perché prima di agire è necessario che Korablin prenda l’aereo e arrivi in laguna. Giocatori già in ferie, capitan Lauria fresco sposo in viaggio di nozze, per gli altri siamo già in zona infradito e protezione solare, con eccezione per Davide D’Appolonia che sta ripassando le materie in vista dell’esame di maturità imminente all’istituto Parini. Ferie rinviate, ma se se la cava con i professori come con i difensori avversari non dovrebbero esserci problemi per la promozione doppia.
Sulle scelte future, anche tecniche, c’è da aspettare anche l’okay della Lega Pro su una serie di disposizioni (in discussione anche stamattina a Firenze) relative alla distribuzione dei contributi. Quest’anno c’era un bonus per il numero di giovani messi in campo, ma il Venezia ha preso altre strade; nella prossima stagione di sicuro si potrà guardare alla linea verde con maggior utilizzo, essendo anche un campionato senza retrocessioni, l’ideale per mettere le basi e guardare avanti. «Un aspetto da tenere in grande considerazione» conferma il direttore generale Andrea Gazzoli, «e che per noi può essere vantaggioso. Abbiamo una base solida, sul piano tecnico alcune certezze che ci possono far stare tranquilli. Il prossimo campionato potrebe essere anche meno oneroso di questo. Vedremo, ora è importante definire presto alcuni punti fondamentali, siamo nella seconda metà di giugno e il tempo è fondamentale. Agire presto e bene può dare un taglio diverso ad una intera stagione».
Di certo c’è un campionato atipico, due gironi probabilmente divisi in centro-nord e centro-sud, la prima classificata salirà in serie B, dalla seconda alla nona corposo playoff per designare un’altra promossa, mentre dal nono posto in giù la destinazione è la Serie D, visto che la Seconda Divisione è destinata a sparire. Oggi è presto, così come per sapere chi va e chi resta, anche per progettare i viaggi della domenica. Ma il derby con il Vicenza è sicuro, una sfida con il Como come nello storico 16 giugno 1991 anche, l’incrocio con Cremonese e Reggiana. Vedremo.
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