Ditec, i lavoratori non mollano Oggi nuovo corteo

Quarto. L’azienda vuole andare all’estero e lasciare a casa i dipendenti. «Noi lottiamo, qualcuno deve aiutarci»

di Marta Artico

QUARTO D’ALTINO

Non mollano i lavoratori della Ditec di Quarto d'Altino. Per tutta la giornata di ieri sono rimasti in assemblea permamnente, in attesa di risposte da chi “nelle stanze dei bottoni” può cambiare la loro sorte. Quest’oggi si rimetteranno in marcia, alle 10 si ritroveranno davanti ai cancelli della ditta di via Pascoli e cammineranno a piedi lungo le vie del paese, fino al centro, per sensibilizzare la popolazione e le autorità, a tutti i livelli, far vedere che ci sono e che non vogliono arrendersi. Hanno chiesto il permesso alla Questura, alla quale hanno indicato il percorso che seguiranno questa mattina.

«Teniamo duro – spiega Fabrizio Bergamo delle Rsu dell’azienda – aspettiamo che qualcuno ci contatti. Qui non si tratta di costo del lavoro, ci sono interessi molto grossi sotto. Noi – prosegue – dobbiamo lottare perché la produzione resti in Italia a tutti i costi». Nel pomeriggio a trovare i dipendenti della Ditec in assemblea, si è recato l’assessore provinciale al Lavoro, Paolino d’Anna, che a Roma alla sede del Ministero dello Sviluppo, ha usato parole dure nei confronti della multinazionale decisa a delocalizzare la produzione in Cina e Repubblica Ceca.

Solidarietà ai lavoratori, arriva anche sul gruppo Facebook, che conta ben 816 membri. Sostegno in rete del segretario di Federazione della Sinistra, Pietrangelo Pettenò e del responsabile regionale di Rifondazione, Renato Cardazzo: «Lunedì scorso i rappresentanti del Governo – si legge in una nota – hanno assunto l’impegno di operare sia nei confronti del governo Svedese, sia nei confronti della multinazionale, per provare a riaprire un confronto sul destino della Ditec. E’ proprio quest’ultimo punto ad essere centrale, ad oggi nessuna documentazione è stata fornita, nessun piano industriale presentato al confronto con le organizzazioni sindacali. Le istituzioni devono mantenere i propri impegni. Fondamentale il ruolo che la Regione può e deve assumere, non solo sostenendo nei confronti del Governo le giuste rivendicazioni dei lavoratori, ma anche predisponendo misure concrete che disincentivino la delocalizzazione all’estero delle attività operano nel Veneto».

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