Difesa di San Marco, i lavori sono in stallo: progetto bloccato da mesi

VENEZIA. Un anno dopo, la difesa di San Marco è ancora al palo. E se i lavori per le barriere in vetro non partono entro fine aprile, non saranno finiti in autunno.
E la Basilica sarà di nuovo esposta alle acque alte. Nei mesi scorsi è stata allagata anche due volte al giorno. Senza contare il disastro del 12 novembre 2019 con l’acqua granda a 189 centimetri. Il Mose non sarà pronto nemmeno per fine anno, e in ogni caso non potrà difendere dalle maree tra 75 e 110 centimetri, ormai diventate quasi quotidiane.
Le acque alte per il momento si sono ritirate, l’emergenza sembra dimenticata. Ma la Basilica è sempre a rischio. E gli esperti lanciano l’allarme, in testa la Procuratoria di San Marco, perché i lavori non partono. Carte e progetti sono stati inviati al Consorzio Venezia Nuova ai primi di marzo. Ma non è successo nulla. «Nei prossimi giorni dovrebbero partire», fanno sapere in Provveditorato.
Ritardi che si accumulano. Un anno si è perso per i bisticci tra amministrazioni. E per il blocco imposto dalla commissaria “Sblocca cantieri” del Mose, Elisabetta Spitz, sulla “qualità architettonica” del progetto di difesa con le barriere in vetro. Doveva pensarci il consulente, l’archistar milanese Stefano Boeri – quello dei giardini verticali e delle primule per i gazebo del Covid – che proponeva leggii in bronzo e altri decori. Ma la sua proposta è stata bocciata dal ministero dei Beni culturali.
E anche dagli ingegneri idraulici per la scarsa tenuta e la sicurezza. Ripescato invece il progetto originario, finanziato dalla Procuratoria e firmato da Mario Piana, proto di san Marco e Daniele Rinaldo, ingegnere idraulico. Permessi ok, autorizzazioni arrivate con la clasuola che si tratti di una realizzazione “provvisoria”, in attesa del Mose e della salvaguardia dell’intera piazza San Marco fino a quota 110.
Ma i lavori non partono. Dubbi arrivano dal Consorzio, diretto ora dal commissario liquidatore Massimo Miani, se sia necessaria una gara d’appalto. Dubbi dalla Corte dei Conti, che aveva chiesto chiarimenti dei fondi di spesa. Si parla di una cifra di 3 milioni e mezzo di euro, una goccia rispetto al mare dei soldi spesi per il Mose. E l’urgenza è massima.
Adesso finalmente qualcosa comincia a muoversi. Ma il tempo passa. Non sarà semplice far andare avanti gli interventi in un periodo in cui la Piazza tornerà ad essere popolata da Veneziani e turisti. Lavori delicati, che richiedono attenzione. Tempo per la loro realizzazione, circa sei mesi salvo imprevisti. E il conto è presto fatto.
L’idea delle barriere prevede una difesa trasparente, efficace fino a una quota di 2 metri sul livello del mare.
Il progetto per la difesa dell’intera insula di San Marco invece risulta più complesso.
Qui la spesa prevista è di 45 milioni di euro, una parte dei quali già disponibili al Consorzio. Progetto approvato, realizzato fa Thetis e Kostruttiva. Prevede in questo caso di isolare le entrate dell’acqua dal bacino San Marco sul Molo, rio della Canonica, bacino Oeseolo, angolo del palazzo Ducale al ponte della Paglia. Poi la pulizia dei gatoli, l’antica rete degli scarichi dell’acqua piovana e delle condutture sotto terra. Infine barriere provvisorie per impedire che l’acqua del Bacino sormonti le rive del Molo. Un’opera che si può eseguire per stralci, dicono i progettisti. E che partendo subito potrebbe essere in parte pronta per l’autunno.
Ma nulla si muove. Il Consorzio è immobile, alle prese con 200 milioni di debiti, contenziosi con le vecchie imprese e il timore concreto del fallimento. Si cercano i soldi necessari a ripartire. Ma dovranno servire anche per pagare le imprese minori del Consorzio che hanno garantito i sollevamenti lo scorso inverno, che in parte non sono ancora state pagate. E poi ad avviare i lavori complementari. Tra cui anche quelli della difesa di San Marco. —
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