Deposito Gpl a Chioggia, la società va in Cassazione

Costa Bioenergie non si arrende per la realizzazione dei “bomboloni” in città. Prima l’autorizzazione, poi la revoca: una vicenda che si trascina dal 2015. L’azienda contesta l’eccesso di potere giurisdizionale del Consiglio di Stato

Francesco Furlan
Il maxi-deposito di Gpl a Chioggia
Il maxi-deposito di Gpl a Chioggia

Costa Bioenergie non si arrende. E dopo aver perso sia al Tar che al Consiglio di Stato ha deciso di rivolgersi alla Cassazione contestando l’eccesso di potere giurisdizionale. Notificando, a dicembre, la sua decisione all’Autorità portuale.

La vicenda

La vicenda, una delle più dibattute in città nel corso degli ultimi anni, riguarda la revoca delle autorizzazioni per la realizzazione di un deposito costiero di Gpl a Chioggia decisa in seguito all’entrata in vigore del Decreto legge 104/2020 che, all’articolo 95, vieta il rilascio di concessioni demaniali per nuovi impianti di stoccaggio di Gpl nei siti riconosciuti dall’Unesco tra i quali ricade, appunto, l’ambiente lagunare di Chioggia.

Più di dieci anni fa - era il 2015 - la società Costa Bioenergie aveva ottenuto il via libera per la realizzazione del deposito, i cosiddetti “bomboloni”, ma a causa di ritardi e battaglie legali, con l’opposizione di una fetta importante della città, non era riuscita a completare i lavori.

Nel 2020, il Ministero dello Sviluppo Economico aveva poi respinto la richiesta di proroga dei termini e di autorizzazione all’esercizio provvisorio dell’impianto, citando l’incompletezza dell’opera e il sequestro giudiziario di una parte della banchina.

Il deposito costiero di carburanti avrebbe avuto una capacità complessiva di stoccaggio, a modifiche di progetto ultimate, di 10.350 metri cubi e sarebbe stato composto dai serbatoi fuori terra per gasolio e olio lubrificante (già autorizzati nel 2013) e da 3 serbatoi tumulati da 3.000 mc ciascuno per GPL, oltre che da punti di travaso per scarico e carico.

Prima il Tar e poi il Consiglio di Stato si sono espressi confermando la legittimità della revoca delle autorizzazioni, evidenziando come la nuova normativa vietasse l’insediamento di impianti simili in un’area delicata come quella di Chioggia.

La conferma del divieto di realizzare l’opera è stata accompagnata dal riconoscimento di un indennizzo di quasi 27 milioni di euro.

Nelle motivazioni della sentenza il Consiglio di Stato aveva anche motivato l’infondatezza delle censure di illegittimità costituzionale sollevate dalla società: la normativa - spiegavano i giudici del Consiglio di Stato - persegue finalità legittime di tutela ambientale e della pubblica sicurezza.

La pubblicazione delle motivazioni della sentenza risalgono al maggio dello scorso anno e la partita sembrava, a quel punto, chiusa.

In Cassazione

E invece Costa Bioenergie, attraverso i propri legali, ha deciso di ricorrere anche alla Cassazione per chiedere la cassazione della sentenza della V Sezione del Consiglio di Stato dello scorso 5 maggio. A dicembre il ricorso in Cassazione è stato notificato al ministero delle Imprese e del Made In Italy, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Ministero della Cultura, all’Agenzia del Demanio e all’Autorità portuale di Venezia che, nei giorni scorsi, ha deciso di costituirsi in giudizio con gli avvocati Annamaria Tassetto e Franco Zambelli del Foro di Venezia e con l’avvocato Francesco Paoletti del Foro di Roma. —

 

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