Degrado di Villa Pisani, subito polemiche

L’attacco dei privati: «È simbolo di una gestione pubblica che trascura i beni culturali». I sindaci: «Situazione dignitosa»



«Il costo di un bene come Villa Pisani? Credo si aggiri intorno al milione di euro annuo, ma è una stima. Bisogna considerare gli stipendi del personale: biglietteria, visite, giardinaggio, negozi, iniziative. A cui aggiungere i costi per i materiali e per risolvere gli inconvenienti, come i danni per il maltempo». È la valutazione fatta da Alberto Passi, presidente dell’Associazione per le Ville Venete. Associazione privata: «La condizione in cui versa Villa Pisani», spiega, «evidenzia la tendenza degli enti pubblici a trascurare i beni culturali».

La speranza, per Passi, risponde all’unificazione dei poli museali veneto e lombardo. «Deve portare nuove risorse. Siamo seduti su una gigantesca miniera, che è la nostra penisola. In Italia ci sono circa 35 mila dimore storiche: alcune tenute molte bene, altre meno. La maggior parte è di proprietà dei privati, ma questi fanno quello che possono. Ci deve essere una volontà politica di sviluppare un rapporto tra pubblico e privato, altrimenti questi beni sono destinati ad andare in rovina».

A guardare con positività all’accorpamento tra i due poli museali è Federica Boscaro, presidentessa della conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta: «La situazione in cui versa Villa Pisani è difficoltosa, ma comunque dignitosa, dato che la struttura è aperta e visitabile. Sarebbero necessari diversi interventi, come quello per l’illuminazione, e per questo i Comuni dovrebbero essere più partecipi, ma non possono, perché i fondi necessari sono troppi» commenta. «Per questo considero con estremo favore l’unificazione dei poli museali. Sostengo l’unione delle potenzialità delle Regioni, e non il loro isolamento, come fattore di promozione. È necessario avere uno sguardo di insieme e questo lo si può fare unendo personalità, culture e finanziamenti. Le Olimpiadi di Milano e Cortina sono l’esempio di questo ragionamento. Villa Pisani, con determinati lavori di ristrutturazione, potrebbe avere un fasto e uno splendore centuplicato rispetto a quelli attuali».

Di parere opposto il deputato Nicola Pellicani (Pd), che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione parlamentare proprio sull’accorpamento dei due poli museali. «Questa riforma condurrà nuovamente all’accentramento - pre riforma Franceschini - e alla dispersione sull’indefinito polo museale lombardo-veneto».

«I disagi maggiori saranno sopportati dal Veneto e, in particolare, da Venezia», dice, «Intuendo l’imminente caduta del Governo, Bonisoli ha voluto introdurre questa riforma. Ma lo ha fatto in maniera frettolosa, indefinita e non condivisa, creando disagi e preoccupazione tra dipendenti e addetti ai lavori, che ora non conoscono le loro sorti. Tutti i progetti di valorizzazione già iniziati sui diversi beni del polo museale veneto rischiano di rimanere in cantiere. E questo riguarda anche Villa Pisani, che non si sa come sarà gestita. È la teoria di Zaia, che nel suo progetto di autonomia puntava alla creazione di un polo regionale, riproducendo su questa scala il centralismo romano. La riforma Franceschini andava in senso opposto, creando autonomie. Poi non si capisce quale sarà il ruolo dei privati. Questa riforma va fermata e rivista. Aspettiamo il nuovo Governo». —



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