Costi dei rifiuti alle stelle: «È una mazzata per il volontariato»
Cresce la protesta nel mondo del Terzo settore: «Tariffe a livelli insostenibili, così è a rischio il lavoro delle associazioni»

Il caso lo solleva il rifugio Mamma Rosa di Mira. E basta poco per scoprire che il caso è tutt’altro che isolato. Ci sono oltre 8 mila euro da pagare per il servizio rifiuti della associazione che prende in cura gatti e cani randagi o abbandonati. E parte l’appello alle istituzioni per un intervento che salvi le realtà di volontariato.
«Solo dal 2025 ad oggi, senza contare gli anni precedenti, l’associazione ha sostenuto oltre 8.000 euro di spese legate al servizio rifiuti, una cifra che incide pesantemente sulle risorse destinate alle attività quotidiane di tutela e assistenza degli animali», scrivono dal rifugio. «Si tratta di fondi che potrebbero essere impiegati per cure veterinarie, recuperi di animali feriti, sterilizzazioni, farmaci e interventi di emergenza», spiegano i volontari del Rifugio Mamma Rosa.
Una lettera aperta al Comune di Mira, a Venezia Ambiente e a Veritas, chiedendo che venga avviata «una riflessione seria sul tema e che siano valutate forme di riduzione o agevolazione per le associazioni che svolgono servizi di interesse collettivo. «Non chiediamo privilegi - sottolineano dal Rifugio - ma il riconoscimento concreto del valore sociale delle attività svolte quotidianamente dai volontari». Nella stessa situazione c’è anche il rifugio Enpa di Mira, spiega Roberto Martano. «Noi oramai abbiamo una ingiunzione di pagamento da 3.600 euro, da parte di Veritas per i riofiuti. All’anno ne spendiamo diecimila. E siamo una realtà che si sta sostituendo ai Comuni come gestione degli animali randagi. Senza aiuti ad affrontare costi che aumentano come quelli dei rifiuti». Della vicenda promette di interessarsi Claudio Grosso, sindaco di Quarto d’altino e presidente di Venezia Ambiente.
«Nei Comuni in cui si applica il tributo le amministrazioni possono valutare agevolazioni. Con la tariffa puntuale no. Con la riforma del terzo settore appena partita molte associazioni possono essere equiparate ad aziende ed in questo modo una parte dei costi della spesa per i rifiuti viene portata in detrazione. Sull’appello dell’associazione di Mira servirà fare un approndimento. Abbiamo anche il caso di una residnza per anziani che ci segnala il costo dell’asporto dei rifiuti relativo alla mole di pannoloni per gli anziani.
Ecco, su casi come questi che sono vari in tutta la provincia credo che come ente sia necessaria una riflessione e valutazione attenta. Non per aiutare qualcuno rispetto ad un altro, ma per capire se esiste un problema che tocca l’intero Terzo settore e come possiamo agire come Comuni dell’area metropolitana», spiega. Con gli ultimi aumenti imposti da Arera, gli aumenti medi dei rifiuti in provincia si aggira sul 6 per cento. Ma molti Comuni sono in dirittura d’arrivo con il mettersi in pareggio con le indicazioni dell’Autorità. «Noi a Quarto d’Altino saremo a regime dal prossimo anno», ribadisce Grosso. Intanto gli appelli dal mondo del Terzo settore confermano una generalizzata sofferenza.
L’associazione Ada di Mestre, con infermieri in pensione che aiutano gli altri, ha i suoi problemi. «Non con i rifiuti per fortuna ma con il costo dei trasporti per le auto che usiamo per accompagnare persone in difficoltà», precisa Mauro Di Matteo dell’associazione. «Speriamo sempre in agevolazioni che ci aiutino a non dover chiudere servizi su cui contiamo tantissimo». E l’Adico, associazione consumatori di Mestre, promette massima attenzione. «Il Terzo settore va tutelato, spesso si sostituisce ai Comuni», dice Carlo Garofolini.
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