«Così hanno massacrato Gabriele La città dimostri il suo sdegno»

Domenica sera era in auto con il fratello quando il “branco” lo ha aggredito fra via Verdi e Riviera L’ex direttore di banca è stato ridotto in fin di vita. «Ma ieri ha aperto gli occhi e mi ha riconosciuta»

Anna Sinopoli da mercoledì mattina non lascia un attimo il fratello Gabriele ricoverato in gravi condizioni nel reparto di rianimazione dell’ospedale dell’Angelo. Gabriele è l’uomo di 63 anni pestato a sangue dal “branco” di giovani, domenica notte, mentre con Anna stanno rientrando a casa in Riviera XX Settembre. Anna e Gabriele sono due dei nove fratelli del grande direttore d’orchestra e compositore Giuseppe. Per la prima volta, dopo quella notte di violenza, Anna, a nome della famiglia Sinopoli, parla. «Prima ci siamo occupati della salute di Gabriele, è ancora grave ma oggi (ieri ndr) sono felice perché Gabriele si è svegliato, mi ha riconosciuta stringendomi forte la mano. Per ora non riesce ancora a parlare. Abbiamo deciso di intervenire pubblicamente perché prima di tutto vogliamo giustizia, vogliamo che l’opinione pubblica si faccia portavoce presso le istituzioni del fatto che mio fratello è stato vittima di una violenza inaudita e gratuita in un contesto di quotidianità. Mio fratello è una persona normale, gentile, con i capelli bianchi, una persona indifesa, padre di un bimbo di 9 anni. Picchiato con ferocia in strada e poi dentro il cortile della sua casa. Tutti si devono rendere conto che può accadere a chiunque».

Anna Sinopoli, ex docente universitaria, il film dell’orrore di quella notte lo ha impresso bene nella mente e lo ha già ricostruito in un verbale al commissariato di Mestre.

Professoressa Sinopoli, una serata normale finita nel terrore.

«Eravamo stati alla Mostra del cinema per vedere la prima del film di Terrence Malick, poi a cena con un’amica e quindi a casa. Quando abbiamo imboccato via Verdi, all’altezza della stradina che la collega con Riviera XX Settembre, in mezzo alla strada abbiamo trovato dei giovani. Gabriele ha suonato il clacson, perché si spostassero per farci passare. Il gruppetto si è aperto e, quando siamo passati, hanno iniziato a colpire l’auto con calci e pugni. A quel punto Gabriele ha abbassato il finestrino chiedendo ai giovani cosa c’era da colpire. È stato un attimo: quando Gabriele si è girato verso di me aveva la bocca piena di sangue. Lo avevano colpito con due pugni. Gli ho detto: andiamo via».

Ma l’incubo era appena iniziato. Gabriele è stato picchiato con ferocia dentro il cortile di casa dagli stessi giovani.

«Mi ha fatto scendere e io sono salita sulla mia auto. Mentre attendevo che lui parcheggiasse ed entrasse in casa, sono arrivati gli aggressori che hanno bloccato con la loro auto quella di mio fratello e la fotocellula che comanda la chiusura del cancello. Uno dei giovani ha bussato sul finestrino dell’auto di Gabriele e gli ha chiesto di aprire perché gli doveva parlare. E Gabriele, che è una persona gentile, ha aperto. Da dietro il primo è arrivato il picchiatore, che gli ha nuovamente riempito il volto e la testa di pugni. Mi sono messa a suonare il clacson per chiedere aiuto. Nessuno è intervenuto. Ho chiamato la polizia e in pochi minuti sono arrivate due volanti. Mentre una è rimasta con noi, l’altra si è messa sulle tracce dei giovani e li ha trovati che tranquillamente stavano mangiando e bevendo poco lontano, come se nulla fosse accaduto».

Ora l’appello alla città perché prenda coscienza di un episodio che deve far riflettere.

«La gravità, oltre alla ferocia dimostrata nel massacrare mio fratello di botte, è dovuta al fatto che la violenza avviene nel contesto della quotidianità di una persona normale. Non è avvenuto in uno stadio o durante una manifestazione dove, purtroppo per la logica della contrapposizione, spesso accadono fatti del genere. No, tutto è avvenuto per strada, mentre una persona sta tornando a casa e viene pure pestata con crudeltà dentro casa sua. Mi chiedo: è mai possibile che accada tutto questo? Restringere la faccenda a un problema di alcol è riduttivo. La questione è più complessa e la società deve trovare il sistema perché questi episodi non accadano più. La nostra famiglia lancia un appello all’opinione pubblica, affinché si faccia portavoce presso le autorità locali e nazionali perché prendano le misure idonee per affrontare questa deriva. La politica deve fare il proprio lavoro e affrontare questi fenomeni in un momento di profonda crisi della società».

Ma c’è un aspetto che non deve essere assolutamente tralasciato: suo fratello deve avere giustizia...

«Il nostro messaggio va nel senso di una richiesta di solidarietà e di presa di coscienza, anche per impedire altri episodi quel genere. Anche perché gli autori del pestaggio non hanno mostrato segni di ravvedimento per quanto hanno fatto. Per cui possono essere pronti a rifarlo e sono ancora liberi».

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