Coronavirus letale, Mira piange la dottoressa Samar Sinjab. La rabbia del figlio: "Morta sul lavoro"

Aveva 62 anni. Il figlio: «Si è ammalata visitando i suoi pazienti, ma l’assicurazione non lo riconosce»

MIRA. Alla fine non ce l’ha fatta. È Samar Sinjab, 62 anni, il primo medico di medicina generale morto in Veneto, il centesimo in Italia, per colpa del Covid 19. Il coronavirus se l’è portata via ieri mattina all’ospedale di Treviso, dov’era ricoverata nel reparto di Terapia intensiva.

«Mia mamma era amatissima dai suoi 1600 pazienti di Mira, il suo cellulare è pieno di chiamate di cordoglio e vicinanze alla nostra famiglia» racconta il figlio Rafi El El Mazloum, anch’egli medico «È morta a causa di un infortunio sul lavoro, continuando a seguire i suoi pazienti con la generosità e l’altruismo che l’hanno sempre contraddistinta. Si è ammalata all’inizio di marzo e fino all’ultimo pareva potesse farcela».


La dottoressa Sinjab aveva uno studio medico in via Enrico Toti a Mira Taglio e un altro in via Giovanni XXIII vicino alla farmacia a Borbiago. «Era una persona generosa e infaticabile» racconta il figlio, «sempre pronta a correre in aiuto dei suoi pazienti. A inizio marzo i primi malesseri, poi sono insorte difficoltà respiratorie importanti e da una lastra al torace è emerso che aveva una polmonite interstiziale bilaterale. Mia mamma si è ammalata visitando i suoi pazienti: questo deve essere chiaro. Il virus aveva colpito in modo devastante i polmoni, ma negli ultimi giorni sembrava potesse farcela. Poi sono subentrate altre complicazioni».



Il marito della donna, i Omar El Mazloum, scomparso 13 anni fa, era un famoso pediatra di base che dagli anni Novanta si era stabilito a Mira. «La mia è una famiglia di origine siriana» spiega Rafi. «Mio padre si era trasferito in italia negli anni 70 e nel 1976 si era laureato in Medicina a Padova. Mia mamma, che si era laureata a Damasco in Medicina, lo ha raggiunto negli anni Ottanta. Ha poi fatto anche esami in Italia per poter svolgere la sia professione di medico che esercitava a Borbiago dal 1994».

dottoressa Samar Sinjab ambulatorio a Mira in Via E.Toti 59/t
dottoressa Samar Sinjab ambulatorio a Mira in Via E.Toti 59/t

Una famiglia di medici, visto che Rafi è medico legale e la sorella Dania dopo aver conseguito anche lei la laurea in medicina, fa la pediatra.

Pur nel momento del dolore, il figlio Rafi non nasconde la propria rabbia. «Ho contattato l’assicurazione che gestisce la polizza che stipulano i medici di famiglia per il compimento del loro lavoro» fa sapere «La compagnia assicurativa mi ha risposto che non si tratta di un infortunio sul lavoro ma di una malattia. Si nega cioè la posizione dell’Inail che invece ritiene il coronavirus un infortunio sul lavoro per quanto riguarda i medici ospedalieri. Questo è inaccettabile».

La notizia della morte della dottoressa ha sconvolto Mira. I pazienti ieri mattina hanno inviato messaggi di cordoglio a Rafi e Dania esprimendo dolore e vicinanza per la morte della oro mamma. Condoglianze sono arrivate alla famiglia anche dal sindaco Marco Dori. L’estremo saluto, seguendo il rito islamico, ma in forma strettamente privata a causa dell’emergenza sanitaria, è previsto martedì 14 aprile alle 12 al cimitero di Marghera.

La comunità siriana. Dolce, brava, sorridente e sempre premurosa con tutti. La comunità islamica è in lutto per la perdita della dottoressa Samar Sinjab, un esempio di professionalità e un modello per chi le stava vicino.

«Ha sempre aiutato i più poveri ed era un punto di riferimento per tutti» ricorda Amin Al Ahdab, già presidente della comunità e ora presidente onorario che si sta occupando della cerimonia funebre che si terrà martedì. «Era arrivata in Italia per studiare e poi si era fermata qui perché si trovava bene. Si era sposata con il pediatra Omar El Mazloum ed erano una coppia molto conosciuta che ha dato vita ad altri figli, anche loro medici. Da noi c’è un detto che dice che chi ha generato non è mai morto. Lei sarà sempre con noi».


Nata in un piccolo villaggio a nord di Damasco, Sinjab era poi arrivata in Italia. Tantissimi gli amici, i conoscenti e i pazienti stanno in queste ore ricordando la forza del medico che trasmetteva sempre calore umano e non si tirava mai indietro. «I suoi figli, Rafi e Dania, sono entrambi medici e portano avanti una vocazione di famiglia che è quella di aiutare il prossimo sempre» ricorda Nohad Haj Salih della società 1-Barbon di Mestre. «Ieri erano nell’ambulatorio della mamma per ricevere i pazienti e non mancare al senso di dovere che hanno sempre avuto e rispettato».
La perdita è ancora più acuta perché non si potrà condividere il rito funerario, ma i tantissimi messaggi di affetto arrivati dopo la notizia della sua scomparsa sono un segno che non verrà mai dimenticata. —


 

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