Coronavirus: addio a Ferruccio Berolo, Maestro ballerino tra Londra e Venezia

Era stato il primo paziente veneziano sottoposto a tampone. Nel corpo di ballo della Fenice, ha insegnato fino a 80 anni

VENEZIA. Prima bisogna danzare nella testa e poi nelle gambe. Lo ripeteva sempre alle sue allieve Pierferruccio Berolo, ballerino del corpo di ballo del Teatro La Fenice, insegnante di danza e fondatore nel 1980 della scuola a Belluno Oltredanza, ancora oggi un punto di riferimento per generazioni di ballerine.

Chiamato Ferruccio dagli amici e familiari e Maestro dalle allieve, Berolo è mancato mercoledì all’Ospedale Civile di Venezia a 84 anni, ma ha smesso di insegnare quando ne aveva 80.

È stato il primo paziente veneziano al quale è stato fatto il tampone per capire che cos’era quella anomala influenza che da metà febbraio lo aveva colpito e portato in ospedale. Dopo l’esito positivo per coronavirus, Berolo è stato trasferito in Terapia Intensiva dove ha lottato per quasi tre mesi, coraggioso e forte come sempre.

«È stato un papà presente, affettuoso, con una personalità unica» ricorda la figlia Emily, in questi giorni a casa con la mamma, Jacqueline Munro, detta Jaki. «Amava la vita, la famiglia, leggere, le piante e la sua terrazza. Ascoltava i suoi amici con attenzione. Aveva ancora molto da dare, ci è stato tolto troppo presto».

Jaki, anche lei ballerina di origini inglesi, è stata per 54 anni la sua compagna di vita. «Ci siamo conosciuti in Svizzera e abbiamo danzato insieme Un ballo in maschera e non ci siamo più lasciati» racconta la moglie. «Abbiamo viaggiato tanto con La Fenice, ma lui adorava Venezia, Campo Santa Margherita e non si sarebbe mai sposato da qui. Per anni e anni abbiamo avuto una scuola di ballo sul Canal Grande, vicino a Palazzo Grassi e abbiamo insegnato insieme».



Ferruccio nasce con la danza nel sangue. A soli 15 anni, nel 1950, lascia la sua casa di Belluno e va da solo a Londra, per imparare a danzare. «Quella forza, quella determinazione e quel rigore che dimostrò a se stesso andando in Inghilterra da solo nel dopoguerra ce lo ha sempre trasmesso a tutte noi allieve» ricordano Antonella Vettore, cofondatrice di Oltredanza e l’attuale direttrice Elena Podocco. «Quando insegnava, faceva tremare la sala. Era rigorosissimo, aveva una disciplina ferrea, ma trovava sempre il momento di fare una battuta per farci ridere. Era un fuoriclasse, un ballerino della vecchia guardia, amava tutto il repertorio ed era un vero signore. Ogni anno, proprio in questo periodo, il Maestro organizzava un party con le allieve grandi, sull’altana di casa e lui e sua moglie cucinavano».

Un uomo che ha lasciato un segno, come dimostra anche il documentario realizzato su di lui dalla BBC, all’interno della serie The Italians. È durissima in questi giorni realizzare che non c’è più, ma l’affetto e l’amore che stanno ricevendo Jaki ed Emily in queste ore è come quello di un lungo abbraccio, caldo e intenso come l’indimenticabile Ferruccio. —
 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia