Contratti scaduti, canoni ribassati danni all’Ater per 350 mila euro

La Procura della Corte dei conti contesta «una gestione volutamente confusa e superficiale» al dirigente del settore Immobiliare e a tre direttori dell’azienda, tra i quali Aldo Luciano Marcon
Di Roberta De Rossi

Duecento contratti d’affitto scaduti e non rinnovati, per anni, con l’inquilino che continuava a pagare vecchi canoni ribassati: un danno per le casse pubbliche dell’Ater di Venezia di ben 348.615,38 euro.

Almeno così ritiene la Procura della Corte dei Conti, che intende chiederne la restituzione al responsabile dell’Ufficio immobiliare Giampaolo Zane (per l’80% dell’ammontare) e (in misura proporzionale alla durata dell’incarico) ai direttori che si sono succeduti negli anni, dal 2008 al 2014, primo tra tutti Aldo Luciano Marcon (già arrestato nell’ambito dell’inchiesta a Padova e che la Corte ritiene responsabile all’80%), Domenico Contarin e Paolo Diprima (attuale dirigente del Comune).

In ballo, non gli appartamenti di edilizia a canone calmierato riservati ai nuclei più disagiati, ma i 600 appartamenti più grandi e lussuosi, spesso recentemente restaurati, “non Erp” e che l’Ater possiede e può affittare a persone con redditi oltre i 15 mila euro: in un caso su tre - 200 appartamenti in tutto: 114 in terraferma, gli altri a Venezia - i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria hanno accertato «con chiarezza sia il notevolissimo ritardo nella stipula dei contratti di locazione, ma anche l’uso, invalso presso il Servizio attività immobiliari, di applicare canoni diversi ad immobili omogenei, profilo decisamente sinonimo di scarsa trasparenza, oltre che di colpevole negligenza».

Secondo la ricostruzione della Procura, il ragionier Zane non solo non avrebbe rinnovato i contratti scaduti nonostante le sollecitazioni dei vari direttori, ma avrebbe anche chiesto canoni inferiori rispetto quelli disposti dalla direzione, mantenendoli al minimo anche quando si trattava di immobili di pregio. Per questo a lui la Procura contabile contesta il dolo e ai tre direttori la colpa grave.

Finanzieri e Procura - nell’atto di citazione a giudizio - parlano di «una gestione volutamente confusa e del tutto inappropriata dello specifico settore, portata avanti con incomprensibile e preoccupante superficialità, sia con riferimento alla stipula dei nuovi contratti, sia in relazione alle necessarie verifiche dei requisiti prescritti dalla normativa al fine della permanenza dei soggetti negli immobili Ater». Mediamente il ritardo era di due anni, ma i finanzieri hanno trovato casi di contratti scaduti anche da 40 e 52 mesi. Poi ci sono casi in cui gli inquilini non avevano diritto al rinnovo del contratto, per superamento dei redditi.

Alcuni dei diretti interessati - come Contarin e Diprima, che ha diretto l’Ater solo per 6 mesi - hanno documentato i loro contenziosi con Zane, con contestazioni disciplinari. Tutti poi - Zane compreso - rammentano di aver segnalato la questione al presidente Alberto Mazzonetto, senza riceverne risposta: quest’ultimo ha inviato alla Corte l’esposto che ha dato il via all’indagine.

L’inchiesta ha poi acquisito anche le intercettazioni di un’indagine penale in corso sulla gestione Ater, che - si legge nella citazione - «hanno permesso di appurare un quadro investigativo relativo alla gestione del Rag. Zane, responsabile del servizio Attività Immobiliari dell’Ater di Venezia, affetto da sistematica mala gestio in ogni attività istituzionale demandata al servizio dell’Ater», con «comportamenti penalmente rilevanti per quanto concerne le assegnazioni degli alloggi, rilevando anche assegnazioni extra bando, in disprezzo dell’evidenza pubblica e del principio di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione». Parola, ora, ai giudici della Corte dei Conti.

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