«Concessione unica un grave errore La mia perizia mai considerata»
L’Intervista
«La concessione unica? Un grave errore. Un atto contrario alle regole del trattato europeo che poi ha prodotto molti guasti. Lo avevamo detto e scritto. Ma la politica non ci ha ascoltato». L’avvocato Raffaello Fornasier, 90 anni portati benissimo, era il legale dirigente del servizio giuridico del Consiglio d’Europa negli anni Ottanta.
Quando la procedura di affidare al Consorzio Venezia Nuova la concessione unica era in discussione a Bruxelles. Dibattito allora collocato in un contesto molto diverso da quello di oggi. Con la stragrande maggioranza delle forze politiche schierate a favore del progetto.
Fornasier, che abita a Bruxelles con la famiglia, è da qualche giorno a Venezia, nella sua casa. Racconta lui stesso come andò. «Ricordo benissimo», attacca, «che a un certo punto l’Europa doveva dare il parere su quella proposta dal governo italiano. Un Consorzio di imprese che avrebbe poi realizzato il Mose».
Lei fu chiamato in causa?
«Mi fu chiesto di scrivere una perizia giuridica sulla percorribilità di quell’ipotesi. Cioè di affidare contro la normativa vigente l’incarico a un solo soggetto».
E che fine fece quella relazione?
«La politica prese una strada diversa. Inutili furono le nostre osservazioni. Ho ancora oggi l’impressione che dentro la commissione ci fosse qualcosa, qualcuno, come dire, convinto in partenza dell’operazione. Ricordo che fui invitato a Venezia a un dibattito dal mio amico allora presidente di Italia Nostra Pino Rosa Salva. Lui era una vera enciclopedia della laguna. Ci chiese di illustrare in pubblico i motivi del nostro parere contrario».
Al di là dell’aspetto giuridico, Lei crede che affidare un’opera del genere in regime di monopolio abbia prodotto qualche problema?
«Ma certo che sì. I nostri non erano dubbi ma certezze. Il monopolio avrebbe significato mancanza di gare, controlli affidati allo stesso concessionario, prezzi aumentati».
Tutto quello che poi è successo.
«Appunto».
Una decisione che ha cambiato la storia.
«Sicuro. Vedremo come va a finire. Spero bene: io amo la mia città». —
Alberto Vitucci
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