Comuni veneziani secessionisti, l’apertura di Stefani: «Incontrerò i sindaci di confine»
Il dibattito tra nuove province, zone cuscinetto e voglia di passare al Friuli. La Regione Veneto assicura attenzione e risorse, l’assessore Zecchinato: «I fondi si possono trovare in Europa, ma dobbiamo mettere in campo un nuovo modello operativo». Primi cittadini soddisfatti

Comuni “secessionisti” verso il Friuli Venezia Giulia, il presidente della Regione, Alberto Stefani incontrerà i sindaci di confine. A San Donà di Piave per il taglio del nastro alla nuova sede della polizia stradale, Stefani è arrivato con l’assessore regionale agli enti locali Marco Zecchinato che questo argomento lo sta metabolizzando praticamente dal momento del suo insediamento a palazzo Balbi.
Ed entrambi hanno illustrato le prossime tappe della Regione nei rapporti con quei Comuni che oggi guardano ancora e sempre ai confini con il Friuli nella speranza di trovare una soluzione che dia loro identità e fiducia nei servizi ai loro cittadini. Il problema esiste ed è sempre lo stesso, mentre proprio in questi giorni sono stati celebrati, se così si può dire, i 20 anni dal referendum di Cinto Caomaggiore per passare in Friuli, con schiacciante vittoria del sì, il cui esito è rimasto sulla carta e arenato in qualche ufficio in Parlamento.
Il dialogo con le amministrazioni
«Abbiamo avviato un dialogo con i Comuni interessati», premette Stefani con pacatezza e determinazione, «per cercare assieme ai sindaci una soluzione che sia positiva per tutti. Incontrerò i sindaci e oggi abbiamo già un canale diretto con l’assessore Zecchinato. La volontà è di avviare un percorso nuovo attraverso il confronto». L’assessore ha in mente un percorso ben preciso che non si limita alla ricerca di finanziamenti e risorse per garantire più servizi ai cittadini interessati, ma intende lavorare anche su un cambio di mentalità e cultura.
«Ho incontrato i Comuni interessati», dice Zecchinato, «a conferma che il tema del Veneto orientale ci sta a cuore e ci sono passaggi importanti da affrontare nei prossimi mesi». Zecchinato è anche assessore agli enti locali, internazionalizzazione, Ue, attrattività e identità veneta, e poi cooperazione interregionale e minoranze linguistiche. Deleghe specifiche sul tema delicato e di estrema attualità in un momento in cui i comuni del Porgruarese hanno sollevato un problema che da troppi anni non trova soluzione concreta. Le sirene del Friuli sono sempre più forti e suadenti, mentre le famiglie si trasferiscono perché ritengono di avere la garanzia di più servizi oltre confine, causando così un problema anche demografico. In quelle aree di confine già il dialetto non è più veneto, mentre si gravita nel Pordenonese per servizi come acqua, rifiuti, giustizia. «Ci sono dei fondi europei», ricorda l’assessore Zecchinato fiducioso, «e penso ai fondi Interreg per la cooperazione territoriale europea, poi altri finanziamenti specifici per reperire risorse. I contatti sono iniziati al fine di garantire dei servizi a supporto e finanziamenti. Ma non si tratta esclusivamente di una questione economica, quanto di un nuovo modello operativo da adottare».
La polemica con la Città Metropolitana
«Dobbiamo costruire un rapporto tra Regione, Città metropolitana e Comuni», conclude, «anche per cambiare l’approccio a questi temi dal punto di vista culturale e della formazione». Il presidente Stefani e l’assessore Zecchinato sono stati accolti mercoledì 18 marzo dal sindaco di San Donà, Alberto Teso, che è anche il presidente della conferenza dei sindaci del Veneto orientale ed è quello che ha sollevato con forza, e una dose massiccia di provocazione, il tema della Città metropolitana non sempre attenta alle esigenze del territorio e al contempo l’importanza di una autonomia che si concretizzi nella storica aspirazione alla provincia della Venezia orientale. In alternativa, un’area o zona territoriale omogenea con caratteristiche socio-economiche e ambientali simili per gestire servizi, pianificare strategie e accedere a finanziamenti, oltretutto prevista dai decreti ministeriali e già sfruttata con successo in aree della regione Piemonte, dove sono confluiti milioni di euro.
Il sindaco di Cinto, e presidente della conferenza dei sindaci per la sanità, Gianluca Falcolmer, ha invece parlato di zone “cuscinetto” per i Comuni confinari.
I sindaci: «Noi solleviamo questioni reali»
Comuni di confine, i sindaci dei Comuni più in vista sono tutti soddisfatti della disponibilità mostrata dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, a vedere di persona i primi cittadini del Veneto orientale. L’incontro potrebbe svolgersi in primavera.
Mercoledì 18 marzo il sindaco di Portogruaro, sulla gestione della discussione, è stato criticato dalla consigliera di minoranza Sara Moretto. Per l’ex deputata infatti Luigi Toffolo si sarebbe fatto superare da Alberto Teso, sindaco di San Donà, nel ruolo di interlocutore privilegiato con Venezia. «Mentre i sindaci del territorio discutono di assetti territoriali e San Donà di Piave guida il percorso, Portogruaro tace. Il sindaco Toffolo», accusa Moretto, «è occupato a predisporre il terzo decreto con cui prova a cacciare l’assessore Mattia Scavo senza motivazioni. Poveri noi». Secca la replica di Toffolo. «Portogruaro, fin da subito, ha espresso pubblicamente le differenze che ci sono con il Friuli Venezia Giulia, facendole emergere nei tavoli istituiti con i colleghi sindaci, l’ultimo in ordine cronologico proprio nella sala Russolo del Municipio a dimostrazione di come siamo sul pezzo ormai da mesi. Continuiamo convintamente a lavorare in squadra».
Difficile tuttavia arginare i mal di pancia dei comuni di confine, soprattutto quelli che hanno votato quasi 20 anni fa al referendum. A evidenziare la differenza tra Regione Friuli e Veneto è stato per primo il sindaco di Gruaro, Giacomo Gasparotto. «La disponibilità di Stefani la vedo come un’apertura al confronto, che gradisco. Noi abbiamo posto un problema reale e istituzionale, i servizi. Noi i nostri servizi sono interregionali in grandissima parte. Il Friuli gestisce un fiume di denaro, a noi vengono assegnate in confronto le briciole. Noi abbiamo imprenditori abituati a investire e che vanno avanti con risorse proprie, ma dall’altra parte le ristrutturazioni sono coperte al 100 per cento. Così non va, la concorrenza ci surclassa».
Oscar Cicuto nei giorni scorsi ha ribadito due concetti: il sindaco di Teglio Veneto non sarebbe contrario all’allargamento della provincia di Pordenone fino al portogruarese, potendole cambiare nome in provincia Pordenone – Portogruaro. In più chiede forme di sostegno economico da Roma per i Comuni di confine, possibilmente senza tagli. «È una bella notizia, ci fa piacere molto che la Regione ora vuole vederci e abbia finalmente recepito le nostre lamentele», ricorda Cicuto, «non sono nate dal nulla e sono fondate. Se Stefani ci ascolta credo sia un fattore molto positivo, attendiamo ben volentieri la data».
E il consigliere regionale Fvg Markus Maurmair, che ha richiesto l’audizione dei comuni veneti in Quinta commissione ha infine aggiunto: «La prossima settimana ho Consiglio Regionale e verificherò i prossimi passaggi».
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