Comuni verso il Friuli? Baldan: «Il Veneto non cederà alle sirene friulane»
Baldan (Fdi): «Inviterò i sindaci di quei territori a Palazzo Ferro Fini per un confronto costruttivo: necessario il dialogo». Il sindaco di San Donà di Piave Alberto Teso rilancia la proposta di riconoscere l’area omogenea della Venezia orientale

«Come Regione Veneto non saremmo coerenti se lasciassimo i territori di confine cedere alla sirene friulane». Dieci Comuni confinanti chiedono audizione al Friuli Venezia Giulia, ma Matteo Baldan, vice capogruppo in Regione di FdI, non vuole pensare a referendum o fughe.
«I comuni del Veneto Orientale» sottolinea «hanno una forte identità veneta che non è solo un valore storico, sociale e culturale da tutelare, ma rappresenta uno dei motori della nostra economia, legata a quella del Veneto, regione ad alta competitiva e con ulteriori margini di crescita».
Il caso
Baldan affronta la nuova ondata di malcontento, mentre esponenti del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia cercano di sedurre i potenziali secessionisti. «Dalle prossime settimane inviterò i sindaci di quei territori a Palazzo Ferro Fini per un confronto costruttivo che segue il confronto con l'assessore Zecchinato. Ora servono dialogo, progetti e investimenti per questa parte della provincia. Con il presidente Stefani è iniziato un nuovo corso, e ora è il momento di mettere in campo tutte le competenze e dimostrarlo».
«Il tema della fuga regionale non fa altro che complicare le questioni con il rischio di trasformare una reale necessità in una questione mediatica, deformando le dinamiche necessarie per fare crescere un territorio già molto ricco e variegato. Il Veneto deve investire sui territori attraverso infrastrutture, servizi e ambiente, il casello di Alvisopoli, saper attrarre investimenti privati e rafforzare i servizi esistenti. Il meglio di tutto non arriva in automatico cambiando sulla carta i confini regionali. E per poi cosa? Magari scoprire che adeguandosi anche alle nuove leggi e regolamenti che ci sono in Friuli, per la vita di tutti i giorni dei cittadini tutto sommato era meglio il Veneto».
Il sindaco Teso
Il sindaco di San Donà, Alberto Teso, ha da tempo rilanciato il dibattito sulla Provincia della Venezia orientale che mal si concilia con le pulsioni friulaniste. «Sul tavolo ci sono diverse opzioni», riflette, «Alcune in tempi brevi e con investimenti contenuti, altre più complesse e che richiedono tempi lunghi e valutazioni anche giuridiche più approfondite. Il concetto e è che la Venezia Orientale rappresenta il cuore economico della provincia. A fronte di questa evidente rilevanza economica e sociale non e stata riconosciuta la dovuta rilevanza politica. Il fatto che l'ultimo tratto della terza corsia della A4 ad essere costruito sia proprio quello del Veneto Orientale ne è prova lampante».
«Giganti economici e nani politici, non è più accettabile. Il primo passo può essere sicuramente il riconoscimento dell'area omogenea della Venezia Orientale. Per i comuni di confine ci sono diverse possibilità. La Provincia autonoma di Trento, ad esempio, sostiene i Comuni veneti limitrofi attraverso il Fondo Comuni Confinanti. Nel 2024 sono stati investiti 50 milioni di euro in provincia di Belluno e ulteriori 150 milioni programmati tra Veneto e Lombardia. La regione Friuli ha tutti gli strumenti per dare una mano ai comuni di confine, senza per forza dover intervenire con complicate norme di modifica dei confini regionali».
Anche Alberto Schibuola, neoconsigliere di Futuro nazionale, spinge per l' area omogenea della Venezia Orientale. —
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