Compra ecstasy al mercato del “deep web”: 25enne condannato a tre anni

Mille pastiglie acquistate nella parte illegale della rete, a un euro l’una con l’utilizzo dei bitcoin: arrestato a luglio, il giovane di Spinea è ancora ai domiciliari

SPINEA (VENEZIA). Migliaia di pastiglie di ecstasy acquistate con “bitcoin” nel “Deep web”: sembra uno scioglilingua e, invece, è una delle tante frontiere del traffico degli stupefacenti, che viaggia anche nella rete più profonda, quella dove si entra solo passando molti livelli di sicurezza (criminale) e dove gli euro si trasformano in criptovaluta.

Siti che non si trovano certo nei motori di ricerca e dove l’anonimato è la prima regola. Ma una volta dentro, vendi e compri - droga, armi, pedo-pornografia, brevetti - come se si trattasse di un sito qualunque. E non si tratta sempre di grandi traffici o raggiri internazionali, ma anche di mercato al minuto. O quasi.

Questo mondo oscuro ai più è emerso ieri nel corso di un processo con rito abbreviato davanti al giudice per le udienze preliminari Andrea Battistuzzi, che ha condannato a 3 anni di reclusione e al pagamento di 14 mila euro di multa Octavio Lungu, 25 anni, di Spinea, finito in manette a luglio e ancora agli arresti domiciliari.

A portarlo a giudizio è stato l’acquisto di mille pastiglie di ecstasy, comprate a un euro l’una, in bitcoin, valuta assolutamente di per sé legale, ma molto utilizzata nel “Deep web” perché garantisce l’anonimato della transazione economica. Poi, però, la merce viaggia per canali tradizionali, via posta, e così capita - come in questo caso - che banalmente la prima spedizione sia stata intercettata alla dogana tra Germania e Italia, nel corso delle verifiche ai confini che l’emergenza Covid aveva riammesso anche in area Schengen.

Così sono scattati i controlli a distanza e quando - finito il lockdown - Lungu ha ricevuto una seconda consegna di pastiglie, gli investigatori lo hanno seguito all’uscita di casa, arrestandolo mentre spacciava.

È così scattata nei suoi confronti l’accusa di detenzione e spaccio, che il giovane - difeso dall’avvocato Alessandro Compagno, ieri rappresentato in aula dall’avvocata Roberta Vezzù - ha subito ammesso, raccontando anche come era arrivato ad accedere alla rete più nascosta.

Naturalmente, nel frattempo, il sito è scomparso e il canale dello spaccio online sta seguendo già nuove strade, ben battute. —

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