Commesse in sciopero, negozio aperto

Presidio al centro Le Barche contro i licenziamenti. 1.500 cittadini firmano la petizione per dire no alla chiusura
Foto Agenzia Candussi/Chiarin/Piazza Barche, Mestre / presidio lavoratori H&M davanti al centro commerciale Le Barche
Foto Agenzia Candussi/Chiarin/Piazza Barche, Mestre / presidio lavoratori H&M davanti al centro commerciale Le Barche
Sciopero ieri al negozio H&M del centro Le Barche di Mestre. Presidio dei 27 lavoratori che dal 26 agosto rimarranno a casa per la decisione dell’azienda che proprio a Mestre, circa dieci anni fa ha aperto il primo negozio italiana, di chiudere quattro punti vendita (tre a Milano e Lombardia) per aprire altri negozi altrove. Un presidio si è svolto davanti all’ingresso del centro commerciale nel “cuore” di Mestre, struttura che con l’uscita di H&M rischia di rimanere con tre piani di negozio vuoti. Ma ieri il negozio nonostante la protesta è rimasto aperto: «Hanno sostituito i lavoratori in sciopero con capi area arrivati da fuori e del gruppo di Mestre solo due persone non hanno scioperato ma lavorato. Noi a questo punto valuteremo se c’è la possibilità di un ricorso per attività antisindacale e se possibile perseguiremo anche questa strada perché la vicenda ha contorni indegni a questo punto», spiega Monca Zambon, sindacalista della Filcams Cgil presente al presidio con il collega Andrea Brignoli e con il segretario metropolitano della Cgil, Enrico Piron.


Solidarietà al presidio è arrivata dal Partito comunista dei lavoratori e si sono visti esponenti di Rifondazione comunista. Il parlamentare di Mdp-Articolo 1, Michele Mognato ha promesso di interessarsi della vicenda. Ma sono stati soprattutto i cittadini a solidarizzare con il presidio: in tanti hanno firmato una petizione che chiede al consiglio comunale veneziano di prendere una posizione netta contro i licenziamenti previsti dal 26 agosto, quando il negozio chiuderà.


«Contiamo che siamo arrivati già a 1.500 firme a sostegno della petizione che abbiamo lanciato in questi giorni. Tantissime persone si sono avvicinate al banchetto di raccolta firme e hanno espresso la loro solidarietà alle lavoratrici», continua a spiegare Monica Zambon. Gli scioperi proseguiranno: il prossimo è da mettere in conto a Venezia al punto vendita di Rialto. Perché l’azienda ha offerto ad alcune delle lavoratrici di andare a lavorare altrove, come a Gorizia, ma non nel punto vendita di Venezia. E altri attendono una risposta con l’ipotesi, dicono i sindacalisti, di una proposta di spostarsi a lavorare addirittura a Pinerolo, fuori regione.


«Scelta difficile per chi vive con uno stipendio di mille euro al mese, ha affetti e una famiglia qui», precisa il segretario Cgil, Enrico Piron. Esprime solidarietà l’assessore al commercio del Comune, Francesca Da Villa: «Il lavoro viene prima di tutto, sia chiaro. Quindi riconferma la mia vicinanza a questi lavoratori», spiega. La petizione sollecita un intervento del Comune per scongiurare la chiusura e in alternativa per garantire che i tre piani del centro “Le Barche” ospitino un nuovo operatore commerciale, che precisano i sindacalisti, «possa assorbire questi addetti rimasti per strada». La Da Villa tiene monitorata la situazione: «Stiamo seguendo la vicenda, vedremo cosa si potrà fare», dice l’assessore, «e non è detto che quegli spazi rimangano vuoti perché Mestre sta ricominciando ad essere appetibile agli investitori e quindi occorre capire bene come la situazione si evolverà».


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