Commercio e trasporti, quattromila lavoratori veneziani sotto scacco per il caro carburanti
Agenti di commercio e Ncc sulle spine: il diesel è aumentato del 12 per cento e pesa sui costi aziendali. Il Governo è alle prese con la ricerca delle risorse per un nuovo taglio alle accise

Sono oltre quattromila - 4.310 per l’esattezza - i veneziani che lavorano nel settore del commercio o dei trasporti, colpiti duramente dal caro carburante esploso nei primi mesi del 2022 e peggiorato in seguito allo scoppio della guerra nel Golfo Persico.
I dati
I dati arrivano dall'Ufficio studi della CGIA, il quale ha individuato le attività più in difficoltà e ha stabilito una cifra per la nostra regione di 28.913, di cui 20.792 agenti di commercio, 6.753 autotrasportatori, 1.368 taxi e Ncc. Su scala regionale il primato spetta a Padova con 6.900 attività. Seguono Verona (5.742), Treviso (5.439), Vicenza (4.585) e Venezia (4.310). Agli ultimi posti della graduatoria si trovano Rovigo con 1.240 imprese e Belluno con 697. Dal punto di vista nazionale invece, la nostra regione si colloca al terzo posto, preceduta dal Lazio, in cui le attività citate sono 29.018, e dalla Lombardia che ne conta 49.333.
A mettere in ginocchio imprese e lavoratori è stato l'aumento del prezzo del diesel in Veneto di quasi il 12% ovvero 22 centesimi in più al litro. Di conseguenza oggi fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate costa 1.031 euro, 109 euro in più rispetto al 27 febbraio scorso. Il prezzo della benzina, invece, è cresciuto del 9%, in valore assoluto pari a 16 centesimi al litro. Si tratta dunque di uno stravolgimento significativo per queste persone che ogni anno per lavoro percorrono centinaia di migliaia di chilometri.
La situazione in seguito al taglio di 17 centesimi sul diesel deciso lunedì scorso dal Consiglio dei Ministri è migliorata solo parzialmente. Inoltre, il credito d'imposta da oltre 320 milioni di euro introdotto dall'Esecutivo per alleggerire la componente fiscale del diesel, interessa solo il 22 per cento circa dei mezzi pesanti circolanti anche in Veneto.
Dal quadro emerge infatti come le misure prese a livello nazionale non bastino più. A risultare necessario è un intervento da parte dell'Unione Europea che potrebbe, secondo la CGIA, autorizzare gli Stati membri a introdurre misure temporanee di sostegno, come la riduzione delle accise sui carburanti, un taglio all'aliquota IVA applicata o l'attivazione di aiuti mirati destinati ai comparti produttivi maggiormente esposti all'impatto dei rincari energetici.
Questa necessità nasce dall'imminente scadenza del taglio sulle accise, costato circa 125 milioni di euro, prevista per il 6 agosto 2026. Due giorni prima del termine ultimo si terrà un altro Consiglio dei Ministri per ragionare su nuove soluzioni, contando anche sulle risorse dell'extra gettito IVA di luglio.
La speranza della CGIA è quella di ricevere notizia di una misura più strutturale contro il caro-carburanti per impedire che le attività maggiormente coinvolte, distribuite capillarmente su tutto il territorio regionale, non riescano a scaricare i maggiori costi sui prezzi finali, con conseguenze pesanti sull'occupazione e sulla tenuta di una platea che coinvolge quasi 30.000 imprese.
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