Barricati durante il rogo a Porto Marghera: «Noi, chiusi in casa con la gola che bruciava»

La rabbia degli abitanti lasciati senza informazioni durante le ore concitate dell’incendio al terminal Multiservice che ha sviluppato una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza: «Diteci cosa abbiamo respirato»

Marta Artico
Le rilevazioni dell'Arpav al terminal Multiservice
Le rilevazioni dell'Arpav al terminal Multiservice

«È stato allucinante, ci siamo chiusi in casa con gli occhi rossi, senza informazioni, la gola che bruciava, allo sbaraglio, e nessuno sa davvero che cosa abbiamo respirato». Federica Montesanto abita in via Miranese, venerdì sera 31 luglio era uscita di casa per andare a bere qualche cosa a San Giuliano: «Abbiamo visto il fumo, abbiamo guardato da che parte tirava il vento e siamo rimasti fuori. Nel locale dove eravamo erano tutti a bersi lo spritz tranquilli, non c’era nessun allarme oggettivo, non ci abbiamo dato peso come il giorno prima. Ma quando siamo tornati a casa l’aria era irrespirabile, bruciavano gli occhi, la gola, io sono una ex asmatica ed è allora che è scattato l’incubo, perché c’era il deumidificatore acceso in casa. Abbiamo spento tutto, ci siamo chiusi dentro, l’odore impregnava ogni cosa».

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Prosegue: «Abbiamo sigillato porte e finestre, per tutta la notte abbiamo seguito le indicazioni confrontandoci con altre persone vicine, ma eravamo senza informazioni vere, e non oso pensare i poveretti che abitano vicino alla zona dell’incendio». Racconta: «Nessuno ci ha detto seriamente cosa c’era nell'aria, io ho guardato i bollettini Arpav tutto il tempo. Adesso sembra vada tutto bene, ma se passi la notte con gli occhi rossi e non riesci a respirare, non posso credere fosse tutto nella norma. Eppure è così che ce lo hanno fatto passare. Forse prima o poi sapremo davvero che cosa abbiamo respirato e di che morte dovremo morire?» domanda.

Non solo: «Hanno pensato a chi è andato al cinema all’aperto? Se il consiglio è chiudere le finestre, mi aspetto che anche eventi pubblici e locali seguano le indicazioni, invece siamo andati tutti allo sbaraglio».

«Diteci che cosa è bruciato davvero» chiede Gigi Zannini, residente di via Grondoni, a Marghera. Venerdì pomeriggio quando dalla banchina di via Sali ha iniziato nuovamente ad alzarsi una colonna di fumo nero si trovava in auto, diretto in un centro commerciale.

Gli abitanti di Marghera, specialmente chi ha una certa età, ha vissuto i tempi in cui se accadeva qualche cosa di grave, ci si doveva mettere in auto, guidare controvento e allontanarsi il più velocemente possibile dal Petrolchimico. «Ero in macchina quando ho visto questa colonna di fumo nero» spiega «sono andato fuori a cena, per fortuna lontano, ma hanno iniziato ad arrivarmi messaggi di persone che conoscevo che mi chiedevano cosa dovevano fare, solo dopo ho scoperto l’accaduto. Mettendo assieme i pezzi, ho saputo che era un deposito di materiali ferrosi. Non sono un chimico, ma il ferro non prende fuoco. Abbiamo chiamato la protezione civile, che ci ha detto di non aprire le finestre. Sono tornato a casa verso mezzanotte, l’odore era di certo diminuito rispetto a quello che si sentiva prima. Troppe cose non tornano, non sappiamo cosa sia successo e indubbiamente questa situazione lascia perplessi. Il rogo è durato a lungo, come l’allerta, se sono riusciti a spegnere l’incendio solo con i getti dei rimorchiatori, significa che era davvero grosso e che è durato molto. Ecco perchè ora aspettiamo chiarezza: io sono stato fortunato perché sono rimasto fuori, ma c’è chi ha passato una notte con l’indicazione di tenere le finestre chiuse, ecco perché è giusto che ci dicano cosa è bruciato davvero».

Martina Catania ha scritto un post in cui si rivolge direttamente al sindaco, Simone Venturini, chiedendo chiarimenti su chi ha lavorato egualmente nella zona di Porto Marghera: «Stanotte (ieri ndr) mio marito con altri colleghi che lavoravano a Marghera, come chiunque abbia prestato servizio, non si è fermato a causa della mancanza del suono della sirena (è un lavoro che si può benissimo fermare). L’aria fino alle 5 era irrespirabile, hanno lavorato con delle mascherine non idonee e all'emergenza. Hanno accusato sintomi come mal di testa, gola che brucia e senso di vomito. Vorrei sapere perché le sirene non hanno suonato, perché così tanta negligenza verso i lavoratori. Chi è fuori per portare il pane a casa cosa dovrebbe fare? La salute dovrebbe venire per prima cosa per tutti».

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