Chiesa-moschea, esposto in Procura

Ora è la Procura della Repubblica che vuole vederci chiaro sulla vicenda della “Moschea” allestita nella chiesa di Santa Maria della Misericordia. E questo dopo l’esposto del professor Alessandro Tamborini che sabato ha fatto scoppiare il caso del padiglione espositivo dell’Islanda diventato di fatto un luogo di culto. Tamborini e alcuni suoi amici stranieri sono stati bloccati all’ingresso e impedito loro di entrare perché non si sono tolti le scarpe. Loro sostenevano che l’allestimento non poteva essere considerato un luogo di culto e quindi le scarpe non se le sarebbero tolte. Ieri la Procura ha incaricato la Digos di relazionare su quanto accaduto e di individuare chi e in che termini ha consentito che il Padiglione si trasformasse praticamente in un luogo di culto.
Continua a montare, in città, la polemica sulla “Moschea”, tra campagne per boicottare l’Islanda a cui appartiene il Padiglione e manifestazioni con gazebo aperti davanti alla chiesa.
Ieri sono scesi ancora in campo Lega Nord, Fratelli d’Italia e Luigi Corò del Comitato Marco Polo che ha lanciato una campagna contro i prodotti islandesi per bloccare il turismo verso il Paese e inviare una mail di protesta al consolato. Per Venezia sono stati diffusi una decina di manifesti con l’invito a boicottare l’Islanda, ma il tamtam è in particolare via Internet. È tornato sulla questione Moschea anche Sebastiano Costalonga di Fratelli d’Italia che ha chiesto al Comune l’occupazione del suolo pubblico per divulgare materiale informativo dal 14 al 29 maggio, anche in Campo de l’Abazia, di fronte all’ingresso della Moschea: «Questo è un luogo di culto non autorizzato», ha detto, «altro che Biennale. Deve chiudere». Sempre ieri si è fatto sentire l’onorevole Emanuele Prataviera della Lega: «Siamo di fronte a un falso artistico», ha detto, «che nel giro di pochi giorni si è trasformato in un luogo di culto. Se non è autorizzato, doveva sparire entro 24 ore. Non nascondo che saremo in grado davvero di dirci liberi e uguali quando all’interno di una esposizione d’arte in un Paese musulmano, un artista occidentale potrà permettersi di affrontare una provocazione di tal livello senza correre il rischio di avere la testa mozzata». Anche la Lega ha detto la sua: «Massimo rispetto per la religione», ha scritto in un comunicato, «La religione musulmana è stata strumentalizzata da un pasticcione che si definisce artista. Se fossi un musulmano sarei il primo a contestare questa operazione di massima disonestà intellettuale. Il danno arrecato alla comunità da istituzioni poco accorte, che tendono a fare discriminazioni con deroghe ai regolamenti quando si tratta di questo tipo di cose e con rigidità assoluta quando si tratta di semplici cittadini, è incalcolabile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








