Cento anni fa l'epidemia di colera che colpì Chioggia

Dai manoscritti ricostruita l'emergenza sanitaria che durò mesi
Alcuni dei documenti ritrovati di recente nella chiesa di San Domenico e che testimoniano la lotta al colera in città durante il 1911
Alcuni dei documenti ritrovati di recente nella chiesa di San Domenico e che testimoniano la lotta al colera in città durante il 1911
 
CHIOGGIA.
Ancora documenti di alto valore storico, recuperati nella chiesa di San Domenico. Durante le operazioni di sistemazione dell'archivio parrocchiale, infatti, i professori Cesare Mantovan e Luciano Bellemo, hanno ritrovato dei vecchi manoscritti che testimoniano dell'epidemia di colera, scoppiata nel 1911. I manoscritti ritrovati nell'archivio, riportano in dettaglio i casi epidemici riscontrati nella popolazione chioggiotta, precisando sia i decessi che le guarigioni. Come si evince da una memoria compilata dall'allora cappellano don Caio Rossetti, la chiesa di San Domenico venne chiusa al pubblico per ordine prefettizio, essendo contigua al lazzaretto. All'epoca, l'Isola di San Domenico ospitava, oltre alla chiesa, anche un convento dei Gesuiti, che venne adibito a ricovero per i malati; mentre la casa di contumacia, venne ricavata nel convento dei Domenicani (al posto della caserma). L'epidemia durò dal 18 luglio al primo novembre 1911. I documenti raccontano di 163 casi epidemici, ma non tutti mortali. Tra i manoscritti, è stata anche ritrovata la corrispondenza fra le massime autorità civili ed ecclesiastiche dell'epoca: il vescovo e il commissario distrettuale, che impartivano le disposizioni al rettore della chiesa. Il vescovo Antonio Bassani, aveva concesso al rettore della chiesa, la facoltà di impartire l'Indulgenza Plenaria a tutti quelli che fossero stati ricoverati, per qualsiasi motivo, nel lazzaretto e nella caserma attigua. Altra corrispondenza testimonia delle disposizioni impartite dal medico provinciale alle autorità cittadine, in merito alla necessità di chiudere la chiesa al pubblico, per ragioni di igiene e di profilassi. La chiesa venne riaperta alla fine del contagio, il 17 novembre 1911.  L'epidemia non aveva permesso la celebrazione dei funerali delle vittime, quindi, per riparare a tale mancanza, venne deciso di celebrare una messa collettiva a suffragio di tutti i morti. Altri documenti testimoniano che il vescovo raccomandava a don Caio, di non mostrarsi ostile alle disposizioni governative, che imponevano la chiusura della chiesa.  Stando a un settimanale dell'epoca, i politici del tempo, vennero accusati di impegnarsi poco per prevenire le epidemie, in quanto essi sprecavano il denaro in occasione dei festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia. (a.var.)

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