Caso Manca, Renzo intercettato parla tra sé: «Il mio è omicidio»

MARCON. «Il mio è omicidio». «E’ omicidio... il mio è omicidio». La «confessione» di Renzo Dekleva è registrata su una cimice applicata dagli investigatori nella sua auto. E’ il 25 novembre, l’uomo sta viaggiando sulla Lancia Delta. E si abbandona a pensieri ad alta voce. Pensieri che la Procura di Venezia intercetta e mette in stretta relazione con la morte della moglie, la bancaria di Marcon Lucia Manca il cui corpo è stato ritrovato sotto il ponte di Sant’Agata a Cogollo del Cengio.
Il 25 novembre la stampa dà notizia dell’iscrizione dell’uomo nel registro degli indagati, non per omicidio ma per falso ideologico, per aver dichiarato all'ufficio anagrafe del Comune di Marcon di essere laureato in Medicina; circostanza non vera. Intanto continuano le indagini per capire la causa della morte di Lucia. Dekleva si sente braccato, sotto scacco. E, nella solitudine della sua auto, pronuncia quella frase: «E’ omicidio...il mio è omicidio». Per il pm Francesca Crupi è un’ammissione di responsabilità. E neppure l’unica perché l’uomo, in un’altra circostanza, parla ancora da solo. Ecco la frase pronunciata e acquisita agli atti: «La verità è peggio... molto peggio ancora più di prima, adesso ci sei dentro, la cosa non doveva finire così». Di quale, terribile, verità Renzo sta parlando? E a chi fa riferimento quando, in seconda persona, dice «ci sei dentro»? Per gli inquirenti sta parlando si sè stesso.
La sera del delitto. Ma ecco, secondo la ricostruzione della Procura, cos’è successo la sera del 6 luglio scorso. Lucia rientra alle 17: l’omicidio si colloca tra quell’ora e le 21.30 (quando in casa della coppia arriva una telefonata a cui nessuno risponde), massimo l’1. Stabilire l’ora precisa della morte è però impossibile perché le condizioni del cadavere non hanno permesso di ricostruire se Lucia avesse mangiato e digerito. Alle 22.10 Renzo si trova con Cristina in centro a Treviso, 40 minuti dopo l’ora fissata per l’appuntamento. I su si lasciano a mezzanotte. All.155 il suo telefono aggancia la cella di Rubano: per la Procura sta andando a nascondere il cadavere. Esce dall’autostrada a Piovene Rocchette e lascia il corpo sotto il ponte di S.Agata a Cogollo. Alle 5.14 il telefono di Dekleva aggancia la cella di via Alta a Marcon: strada che si percorre per chi rientra da Treviso e non da Mestre. Segno che l’uomo ha usato la statale e non l’autostrada.
La prova del reggiseno. Per gli inquirenti Lucia è stata uccisa in casa. Lo rivelano gli indumenti. Il cadavere indossava l’abito da tennis Lacoste che la bancaria - secondo la testimonianza di un’amica - usava quand’era in casa, spogliandosi degli abiti di lavoro. Mise che il marito ha sostenuto di non aver mai visto. Ma non basta. La stessa amica ha riferito che Lucia amava la biancheria intima costosa e mai sarebbe andata al lavoro con un abito da casa e addirittura senza reggiseno com’è invece stato trovato il corpo.
«Potrebbe annegarti». La scorsa estate Renzo Dekleva aveva detto alla moglie che intendeva portarla al mare in Croazia. L’amica della bancaria, una collega di lavoro, l’aveva scongiurata: «Non andare in acqua con lui, potrebbe farti del male». Una raccomandazione che, alla luce dell’accaduto, suona drammaticamente profetica.
«Ho paura». I rapporti nella coppia erano estremamente tesi: stando alle confidenze fatte da Lucia all’amica, lui era diventato aggressivo e aveva reazioni molto violente. «Mi fa paura», aveva confessato la bancaria. I due litigavano tutti i giorni, anche fino alle 4 del mattino. Lucia, provata, non mangiava più. Tanto che l’amica aveva iniziato a prendersi cura di lei cercando di farle inghiottire qualcosa (e si sorprende alla versione del marito secondo cui la sera prima della scomparsa, Lucia aveva mangiato una pizza). La donna, inoltre, l’accompagnava a casa dal lavoro. Il primo luglio, quando la porta a Marcon e si ferma a fare due chiacchiere, incontra anche il marito. L’impressione è negativa: Renzo viene descritto come un uomo dall’espressione allucinata che dà segni di grande agitazione. Evidentemente diventava per lui sempre più difficile gestire la doppia relazione.
Il registratore. Anche perché Lucia ormai non aveva più dubbi sul tradimento iniziato a gennaio e scoperto ad aprile quando Renzo aveva portato Cristina in montagna facendo partire per errore una chiamata a Lucia e lasciando il telefonino aperto; la moglie aveva sentito tutto. La bancaria, per sgombrare ogni dubbio, aveva nascosto due registratori: uno in casa e uno nella Lancia. Un giorno Lucia era entrata in camera da letto e aveva sorpreso il marito al telefonino: lui lo aveva prima nascosto sotto le lenzuola, poi aveva detto che si trattava di un amico. Quando Lucia lo aveva invitato a richiamarlo, lui si era rifiutato adducendo una serie di scuse.
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