Caso Fenice, il sovrintendente Colabianchi osservato speciale se la vedrà con il nuovo sindaco
Andrea Martella: «Vicenda gestita in modo arrogante». Venturini: «Ci voleva maggiore ascolto, ora ristabilire serenità»

Dalla Fenice esce Beatrice Venezi. Da Ca’ Farsetti uscirà, tra un mese, Luigi Brugnaro. Per lasciare il posto al nuovo sindaco di Venezia che è anche, da statuto, il presidente della Fondazione del Teatro.
Martella: azzerare contrapposizioni
Troppo facile pensare che, chiuso l’affaire Venezi ma con la campagna elettorale aperta, la serenità nel teatro possa tornare con uno schiocco di dita. Come, con quali tempi e con quali decisioni? Andrea Martella, il segretario regionale dem candidato del centrosinistra: «Bisogna azzerare tutte le contrapposizioni per il bene della Fenice. Nel corso di questi ultimi mesi ci sono state scelte sbagliate nel metodo e arroganti imputabili al presidente della Fondazione e al Sovrintendente. Quando diventerò sindaco e presidente della Fondazione me ne occuperò subito per ristabilire un clima di serenità».
Il messaggio è abbastanza chiaro?
Cosa prevede lo Statuto della Fondazione
Per tratteggiare un possibile scenario è utile andare a rileggersi lo Statuto della Fondazione e in particolare l’articolo 10 in cui si ricorda che il Sovrintendente è nominato dal ministero della Cultura su proposta del Consiglio di indirizzo della Fondazione, ma anche che il Sovrintendente può essere revocato dallo stesso ministero, sempre su proposta del Consiglio di indirizzo, qualora «sussistano fondati e gravi motivi».
Anche senza ricorrere alle norme statutarie, che la Fenice possa trovare pace con sindaco (nel caso di vittoria di Martella) e Sovrintendente Colabianchi su posizioni diverse appare complicato. Il candidato del centrosinistra parla di una «disastrosa vicenda» per il Teatro e per la città; e se la prende con il rivale Simone Venturini, l’assessore candidato con il centrodestra: «Parla come se fosse un osservatore esterno, estraneo a tutto ciò che è accaduto. Ma non è così: è il braccio destro di Brugnaro, è in giunta da undici anni, ha condiviso fino in fondo le scelte e il metodo di questa amministrazione ed è il prosecutore di quella esperienza politica. Non ha mai detto nulla contro il grave danno prodotto dalla sua amministrazione verso la Fenice».
Venturini aveva parlato già l’altro giorno, di una vicenda «che avrebbe richiesto fin dall’inizio maggiore attenzione, ascolto e coinvolgimento della città di Venezia e delle sue istituzioni». Parole che hanno fatto storcere il naso agli alleati di Fdi, che Venezi l’avevano fortemente voluta in laguna.
Venturini: guardare avanti e ripartire
Ieri, 27 aprile, Venturini è stato più ecumenico. «Dobbiamo guardare avanti e ripartire con massimo senso di responsabilità, riportando piena serenità e armonia all’interno della Fenice. Questa deve essere l’occasione per una vera e propria ripartenza: il teatro deve tornare a correre, liberando le sue energie migliori e confermandosi come il faro della produzione culturale globale. Lavorerò affinché le istituzioni nazionali coinvolgano maggiormente Venezia nelle decisioni che riguardano il suo teatro e, più in generale, le principali istituzioni culturali cittadine. Da sindaco, come presidente del Consiglio di Indirizzo», prosegue, «mi impegnerò per ricostruire un clima di fiducia, rispetto e collaborazione, tutelando l’autorevolezza della Fenice e il lavoro della sua orchestra. Punteremo tutto sull'eccellenza». Ovvero: «Qualità assoluta delle sue produzioni» e «rigore artistico».
Il peso della Fenice sulla campagna elettorale
La Fenice pop sembra essere passata di moda. Ma a gettare sale sulla ferita ci ha pensato ieri l’irriverente Dagospia con un retroscena gustoso. In vista delle elezioni - scrive Dagospia - il caso Venezi avrebbe pesato per il 4-5% e visti i sondaggi non proprio rosei per Venturini, i meloniani avrebbero deciso di sacrificare Venezi dopo le sue dichiarazioni sul nepotismo alla Fenice. Dichiarazioni, secondo alcuni, scomposte e studiate proprio per farsi cacciare. Quale allenatore andrebbe a guidare una squadra avendo tutti i giocatori e tifosi contro?
Michele Boldrin, l’economista candidato a Ca’ Farsetti ha pochi dubbi sul finale di stagione: «La vicenda non si chiude qui: Venezia ha bisogno di una guida capace di assumersi responsabilità e di riportare le sue istituzioni culturali al livello che meritano». —
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