Caso Cori, caccia allo spacciatore

Le indagini per la morte dell’anziano albergatore veneziano a Milano

Morte naturale ma il fascicolo d’indagine sul decesso dopo una settimana di agonia dell’ex albergatore veneziano ottantenne Enzo Cori non è stata archiviata. Il decesso è del 20 aprile scorso, una settimana dopo un festino a base di droga e donne risultato fatale all’anziano all’hotel Principe di Savoia a Milano. Lo rivela il quotidiano La Repubblica. L’ultima notte di sesso e droga della sua vita Cori la trascorse nell’albergo con tre escort, dieci grammi di cocaina, un sonnifero fatale. Il pubblico ministero Daniela Bartolucci, spiega l’articolo, ha aperto un fascicolo per “morte in conseguenza di altro reato”.

E anche se formalmente non ci sono ancora indagati, quattro mesi dopo, grazie al lavoro della polizia, il cerchio si sta per stringere attorno a tre persone: due coinvolte direttamente nel collasso di Cori, un terzo per sfruttamento della prostituzione. Centrale il ruolo di una ragazza di 35 anni, monzese, una escort. Arrivato da Lugano il 12 aprile, l’ex imprenditore le telefona, la convoca in hotel, le chiede di chiamare altre due ragazze e procurare il resto. Le telecamere dell’albergo inquadrano i movimenti della donna che prima esce e torna con un ragazzo, uno spacciatore che vende la cocaina. Poi la escort nel pomeriggio telefona a dei numeri, uno preso su un quotidiano, e fa arrivare due donne, brasiliana 25enne la prima, iraniana 44enne la seconda. Andranno via dopo il festino.

Alle 8 del mattino dopo,dopo l’ultima sniffata, Cori va in bagno a prendere un sonnifero. Torna con le labbra viola. L’escort e lo spacciatore, forse un albanese, se indagati rischiano fino a dieci anni di carcere.

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