Case di comunità, ci siamo quasi: l’obiettivo è chiudere i cantieri entro giugno
Lavori in corso e incontri con i medici, per l’Usl 3 sarà una primavera caldissima. Il dg Massimo Zuin: «Staremo nei tempi»

Da una parte i cantieri, dall’altra i rapporti da ricucire con i medici di base. Una primavera caldissima per l’Usl 3 che deve fare uno sprint finale per la realizzazione delle dodici Case di comunità che sorgeranno sul territorio. Da Chioggia al Lido di Venezia, le nuove strutture incarnano il potenziamento della sanità territoriale, sfida a cui il Sistema sanitario nazionale (Ssn) è chiamato a rispondere da qui al prossimo futuro.
La posta in gioco è alta: se i lavori non fossero ultimati entro la scadenza, il rischio è quello di perdere i finanziamenti e le Usl dovrebbero tirare fuori i soldi di tasca propria. L’investimento è importante: si tratta di 34.767.739,31 euro nell’Usl 3, di cui 16.650.000 da Pnrr.
I numeri
Se a Favaro, Noale, Mira e al Lido le Case di comunità sono già in funzione, a Mestre, Marghera e Dolo i lavori sono quasi giunti al termine. Cantieri in corso anche a Chioggia, qualche ritardo a Cavarzere, dove mesi fa l’Usl ha dovuto procedere con una bonifica dopo aver trovato dell’eternit.

Cantieri in corso anche a Venezia, nell’ospedale Civile che ospiterà la casa di comunità del centro storico. In questo caso, però, non c’è fretta perché, non essendo finanziata dal Pnrr, non deve rispettare la scadenza fissata per giugno. «Monitoriamo i lavori quasi giornalmente», fa sapere il neo direttore generale, Massimo Zuin, «stiamo correndo per stare nei tempi».
Sinergia con il territorio
Mentre i cantieri procedono, Zuin porta avanti anche l’interlocuzione con i medici di base, per risanare la frattura che si è creata negli anni precedenti, con l’obiettivo di favorire l’integrazione di queste figure nelle Case di comunità. «A breve faremo un altro incontro», fa sapere, «per inserire al meglio i medici di base nelle strutture, la loro presenza è fondamentale».
Tra l’altro, a inizio mese, è stato convocato per la prima volta anche il tavolo regionale sulle Case di comunità, in cui il presidente della Regione, Alberto Stefani, ha tirato le fila e ha annunciato che l’intenzione è quella di arrivare al 30 giugno con tutte e 99 le strutture venete finite e pronte per dare risposte integrate ai cittadini.
Il nodo del personale
Fin dal momento in cui, dopo la pandemia, si è iniziato a parlare di Case di comunità, i sindacati non hanno mancato di far sentire le loro preoccupazioni rispetto alla carenza di personale che nel post Covid è diventata la principale emergenza del Sistema sanitario nazionale. Il timore che queste nuove strutture, cuore di una riforma della medicina territoriale, restino delle cattedrali vuote c’è ed è forte.
Problema, questo, che si sente anche a Noale dove il progetto del precedente direttore generale, Edgardo Contato, prevedeva anche l’attivazione di dieci posti letto per l’hospice.«Andiamo avanti con l’intenzione di attivarli», fa sapere Zuin, «ma riscontriamo dei problemi a livello della dotazione del personale». Senza infermieri e operatori preposti, quindi, si fa fatica ad attivare il servizio perché non verrebbero rispettati gli standard della Regione.
Per cercare di dare respiro alle Usl, Azienda Zero in queste settimane sta procedendo con il concorso pensato per reclutare 80 infermieri nell’Usl 3 e 916 in tutto il Veneto. Nei mesi, scorsi, però, l’azienda sanitaria ha lanciato un bando per coprire dei posti a tempo determinato, in modo da tamponare la situazione in attesa del bando regionale.
Il modello Noale
Il cartello all’ingresso dell’ex ospedale non lascia spazio a dubbi: Casa della comunità. Poco, a dire il vero, è cambiato: la sede di Noale non rientra tra quelle che hanno avuto bisogno di importanti lavori strutturali ed è bastata una riorganizzazione dei servizi che, comunque, è costata all’azienda oltre 169 mila euro, senza nessun contributo del Pnrr.
La struttura è stata subito presa a modello per tutte le altre: lo scorso maggio, Contato diceva proprio che «Noale è il prototipo della Casa della comunità e le altre undici che comporranno la rete del territorio veneziano vengono modellate a sua immagine». Ad oggi, però, non tutti i servizi sono stati attivati e manca il Punto unico di accoglienza, dove verranno inseriti anche i servizi sociali.
L’assistenza territoriale
Le Case di comunità si inseriscono nel quadro di potenziamento dei servizi territoriali, per una sanità sempre più vicina ai cittadini. Lo sforzo non manca: nel 2025 sono state 492.760 le prestazioni garantite dall’assistenza domiciliare a 22.472 pazienti, di cui oltre 20 mila over 65enni.
L’attività, tra l’altro, ha visto un aumento del 3% rispetto all’anno precedente. I ricoveri nelle strutture intermedie – hospice, ospedali di comunità e unità riabilitative territoriali - sono stati ben 2.338, cresciuti del 3,4% rispetto al 2024.
Il risiko delle direzioni
Sarà la Conferenza dei sindaci a dare l’approvazione finale alla nomina del direttore dei servizi sociosanitari. E, presumibilmente, il via libera dovrebbe avvenire il prossimo 30 marzo. Il presidente per la Riviera del Brenta, Andrea Salmaso, sindaco di Stra, ammette che, per ora, non hanno ancora discusso in merito.
Tuttavia, il toto nomi non manca e, davanti alla nomina ad interim di Moreno De Rossi, direttore del Dipartimento di salute mentale, in molti hanno pensato che l’incarico potrebbe essere ufficializzato proprio dagli amministratori locali. In un periodo in cui la salute mentale è al centro dell’attenzione del sistema sanitario (o dovrebbe esserlo), non stupirebbe, insomma, se venisse scelto proprio De Rossi.
L’attenzione per il territorio, la competenza e anche la fiducia del dg, però, potrebbero non bastare: si sa che a far pendere l’ago della bilancia, in questi casi, è anche l’appoggio politico e il diktat della Regione.
Il neo direttore generale, poi, potrebbe anche decidere di guardare all’esterno per reclutare la persona che assumerà l’incarico da lui ricoperto fino alla “promozione” a dg. Ciò che si sa per certo, invece, è che l’attuale responsabile delle Risorse umane, Laura Esposito ha le valigie pronte per seguire il neo dg dell’Usl 7, Giovanni Carretta, intenzionato a nominarla direttrice amministrativa.
Ancora da capire chi assumerà quest’incarico nell’Usl 3, resta in pole l’attuale direttore amministrativo, Luigi Antoniol. Nell’Usl 4, invece, è sempre meno plausibile un ritorno di Michela Conte, fedelissima di Bramezza, nominata direttrice prima nell’Usl 4 e poi nell’Azienda sanitaria della Pedemontana, quando cinque anni fa lui aveva assunto la direzione generale.
Certo anche che l’attuale direttore amministrativo del Veneto Orientale, Massimo Visentin, non verrà riconfermato. In lizza, Sira Bizzotto, nominata da Bramezza Coordinatrice infermieristica del Dipartimento chirurgico dell’Usl 7, solo lo scorso gennaio. In bilico pure il nome di Chiara Berti: fino a qualche settimana fa la più gettonata per assumere il ruolo di direttrice sanitaria, in virtù della sua esperienza e delle competenze maturate, ora sembra aver perso qualche punto. Forse a favore di una nomina esterna. —
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