La bottega in Erbaria compie 90 anni: «Qui vengono tanti anziani soli»
La Casa del Parmigiano è nata nel 1936. Ora a gestirla sono Filippo e Francesca: «Vogliamo continuare a offrire il nostro servizio ai residenti»

Mentre sempre più botteghe abbassano la serranda, la Casa del Parmigiano, in Erbaria, spegne novanta candeline. Novant’anni di attività in cui i volti dietro al bancone sono cambiati ma la passione è sempre rimasta la stessa.
Novant’anni in cui la città è stata stravolta e il negozio si è trasformato con essa, pur mantenendo saldi gli ideali e i principi con cui per la prima volta aveva aperto le sue porte nel 1936: «L’obiettivo è sempre stato offrire un servizio di qualità», spiega il titolare Filippo Aliani.
La Casa del Parmigiano era un sogno di suo nonno Albino, che negli anni ‘30 viveva in un paesino della provincia di Parma.
Inverni rigidi, banchi di nebbia che non lasciavano scampo, una famiglia a cui provvedere. Albino era un casaro che sognava la città e, un giorno, l’incontro giusto gli ha permesso di raggiungerla.
«Un imprenditore che gestiva in tutt’Italia diversi punti vendita della Casa del Parmigiano gli propose di aprirne una a Venezia», racconta il nipote Filippo, «così si trasferì con moglie e figli».

Inizialmente, la bottega vendeva solo burro e parmigiano, poi, di anno in anno l’offerta è stata ampliata fino ad arrivare, negli anni ‘60, alla vendita anche dei salumi. Albino, però, non avrebbe fatto in tempo a vederla: morì giovane, a metà degli anni ‘50.
Dietro il bancone prese il suo posto la moglie Romilda e, in un secondo momento, anche i figli Bruno, Franco e Giuliano. Le attività della famiglia Aliani aumentarono: in ruga Rialto aprirono una gastronomia, a Treviso un’altra Casa del Parmigiano, che oggi ha un’altra gestione, e il percorso professionale dei tre fratelli si divise.
In Erbaria resta, così, Giuliano, padre di Filippo, con la moglie Bruna e dei collaboratori. «Era un innovatore», lo ricorda il figlio, «è stato uno dei primi commercianti ad avere il banco frigo, negli anni ‘70, mentre un decennio dopo si specializzò nella qualità dell’offerta: era l’unica soluzione per provare a sopravvivere all’avvento dei supermercati. Non tutti ce l’hanno fatta: delle dieci, dodici botteghe che c’erano in questa zona una volta, siamo rimasti praticamente solo noi».
Di lì a poco, la minaccia per i negozi di vicinato non sarebbe stata solo l’apertura delle grandi catene, ma anche lo spopolamento che avrebbe lasciato la città sempre più vuota.
I residenti sarebbero stati sostituiti dai turisti, le case dai b&b. E le botteghe dai negozi di souvenir. Filippo Aliani, una laurea in economia in tasca e anni di gestione amministrativa della Casa del Parmigiano, nel 2000 lascia calcolatrici e fogli per mettersi il grembiule e andare dietro il bancone.
Al suo fianco, la moglie Francesca e tre collaboratori. «Siamo molto orgogliosi del traguardo dei 90 anni di attività», commenta, «che festeggeremo in grande stile, con tutti i nostri clienti, il prossimo ottobre. Vogliamo continuare a offrire il nostro servizio ai residenti che, speriamo, possano aumentare. Così come speriamo che tutta quest’area venga effettivamente rivitalizzata dalla riqualificazione della Pescheria. La bottega», aggiunge, «non è solo un’attività commerciale ma, a Venezia più ancora che in altri luoghi, è un baluardo di socialità e di comunità. Ogni giorno vengono da noi tanti anziani soli, non solo per comprare salumi e formaggio ma anche per fare due chiacchiere». E, in quei minuti in cui gli occhi si incontrano, la comunità continua a vivere.
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