«Caro Valter mi lasci solo sei stato un esempio»

Caro Valter, oggi mi lasci solo. Mi hai spinto con forza, più di ogni altro, a impegnarmi per la collettività e mi hai convinto a credere nella politica. Ti devo molto, e il tuo esempio sarà per me un punto di riferimento nell’agire quotidiano». E’ commosso il sindaco Giorgio Orsoni, nell’aprire la cerimonia civile in ricordo di Valter Vanni. Fascia tricolore e un incarico nato quasi per scherzo, tre anni fa. Orsoni era insieme a Vanni e a Riccardo Calimani il «controllore» della giunta Cacciari. Operazione, quella dell’elezione del filosofo, che all’ex dirigente del Pci non era piaciuta affatto. Ieri nall’atrio di Ca’ Farsetti al piano terra del municipio nella folla stipata e silenziosa ci sono ex compagni di viaggio ma anche avversari e gente che con Valter aveva avuto discussioni accese, visioni diverse. «La sua era la politica delle persone oneste e impegnate, che mai ha chiesto qualcosa per sè», dice il sindaco, «della difesa del bene comune ha fatto la ragione della sua vita». Analisi acute e passione le caratteristiche di Valter Vanni, una vita nel Pci, poi Pds e Ds, adesso Pd. Un cammino riformista a cui secondo il sindaco «Vanni ha dato un grande contributo». Posizioni nette e a volte spigolose, atteggiamenti anche di rottura ma mai ambigui. «Scelte a volte scomode», ricorda Orsoni, «che lo hanno portato a emarginazioni non meritate». Chiaro il riferimento alla stagione della giunta Cacciari quando Vanni, presidente di Actv, fu l’unico a rimettere il mandato e a tirarsi in parte dalla politica dopo aver perso le elezioni. Michele Mognato, ex «giovane» del partito cresciuto alla scuola di Vanni, lo ricorda con voce rotta dall’emozione. «Una vita in difesa dei deboli e al servizio del partito», dice. Ricorda fra tutte una riunione degli anni Ottanta. Il giovane Vanni, segretario del partito, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, allora leader della corrente riformista del Pci («I miglioristi di Gianni Pellicani). Nel pieno del governo delle giunte di sinistra ci si poneva già il problema del rinnovamento del partito. Dibattiti duri, che duravano nottate intere, per arrivare a una decisione «condivisa». O almeno presa a maggioranza dopo il confronto. Un’idea della politica come luogo supremo delle decisioni. Più tardi soppiantata dal partito azienda da una parte, dalle lobby tecnocratiche dall’altra. Mognato partecipa la folla delle «tantissime adesioni di solidarietà e di dolore giunte in questi giorni alla federazione del Pd». Non soltanto da Venezia e da Mestre ma da Padova e dall’intero Veneto, di cui Vanni era stato consigliere a palazzo Ferro Fini per dieci anni, dal 1990 al 2000. Maurizio Mandricardo, segretario della sezione del Pd di Actv, lo ricorda con affetto. «Discuteva con tutti, anche con i marinai delle scelte aziendali. Aveva anticipato tutti sul tram e sulla fusione delle società, ci mostrava i suoi progetti sul tovagliolo, mangiando una pizza». Un leader che mancherà a tanti.
Alberto Vitucci
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